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Il lavoro nei villaggi operai

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Il ritrovamento di numerosi ostraca, schegge di roccia utilizzate per scrivere dagli scribi dei villaggi operai (attivi a partire dall'età ramesside nelle necropoli della Valle delle Regine) ha permesso agli archeologi di accedere a un grande numero di informazioni e, insieme ad altri reperti, di disporre di una ricca documentazione sulla vita quotidiana dei villaggi.

In base a quanto riportato da queste fonti, le giornate lavorative non erano diverse da quelle odierne, poichè consistevano in otto ore, separate dalla pausa di mezzogiorno per il pranzo. A volte però il lavoro si fermata a metà giornata, poichè il pomeriggio non sempre veniva ripreso. Normalmente ogni mese contava ventiquattro giorni lavorativi, era diviso in tre decadi, in cui ad ogni otto giorni di lavoro seguivano due giornate di riposo. A questi si aggiungevano parecchie feste religiose distribuite nel corso dell'anno. I ritmi di lavoro non dovevano essere eccessivamente pesanti, anche perchè negli ostraca ritrovati sono segnate numerose assenze dei lavoratori per motivi personali o di famiglia. Il salario consisteva soprattutto in derrate alimentari.

Ogni cantiere solitamente lavorava ad una tomba, solo a volte si poteva occupare anche di due tombe contemporaneamente, era organizzato in squadre dirette dai rispettivi capi-squadra. Il capo-squadra aveva funzioni di coordinamento, guida e controllo nelle fasi del lavoro e di responsabilità sia dell'operato e del buon funzionamento dei gruppi che delle persone. Ogni squadra era formata da operatori specializzati divisi in gruppi che comprendevano i tagliatori di pietra, gli stuccatori, gli scultori, i pittori e i disegnatori.
I pittori e di disegnatori formavano un gruppo a parte, guidato da un maestro.

Questi operatori si tramandavano il lavoro di padre in figlio, e spesso partecipavano ai lavori anche i figli, chiamati "ragazzi delle tombe", che svolgevano il loro apprendistato intervenendo con lavori più semplici e meno faticosi.
I lavori più faticosi e umili venivano invece affidati ai servi, che non vivevano all'interno della comunità.

Tutti i materiali e gli attrezzi necessari allo svolgimento dei lavori erano generalmente forniti dallo Stato, così come gli abiti e gli alimenti con cui venivano pagati gli operai.

Nei villaggi un compito importante era svolto dai guardiani che controllavano le tombe, i materiali e si occupavano dei magazzini con gli approvvigionamenti.

Un'altra figura particolare e considerata di prestigio era lo scriba. Egli era sempre presente nel villaggio e nei cantieri e svolgeva compiti molto delicati, facendo anche da tramite tra i capi-squadra e le autorità dello stato. Lo scriba curava anche il registro delle assenze e teneva i conti dei salari degli operai. Solitamente in ogni tomba lavoravano due scribi, uno per ogni lato, e anche loro tramandavano il proprio mestiere alle successive generazioni.

In ogni squadra erano presenti anche due "guardiani della porta" che all'occorrenza fungevano da guardie del corpo degli scribi, ma generalmente controllavano e distribuivano materiali ed alimenti agli operai o fungevano da messaggeri, portando messaggi tra gli scribi e i vizir.

La polizia del villaggio era chianmata "megiayu" e svolgeva compiti di sorveglianza, sicurezza e servizio d'ordine, ma non viveva con gli altri, per evitare contatti troppo stretti con gli operai e le loro famiglie, i "poliziotti" risiedevano nei posti di guardia, a una certa distanza dal villaggio. Un esempio interessante è il posto di guardia della Valle del Dolmen, nei pressi di Deir el Medina.

A. Cocchi


BIbliografia.

C. Le Blanc, A. Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine. Giunti, Firenze, 2002
A. Gabucci (a cura di), A. Fassone, E. Ferraris. Storia dell'architettura. Egitto.  Gruppo Editoriale l'Espresso. Bergamo, 2009
AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
AA.VV. Egitto. Archeologia e storia. Vol. I Folio editrice
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
M. D. Appia Egitto. L'avventura dei Faraoni fra storia e archeologia. Fabbri Editori, I fasc.
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
S. Pernigotti Gli artisti nell'antico Egitto Dossier in Archeo. Attualità del passato. anno XVII n.1 (191) gennaio 2001
www.francescomorante.it
www. Grandeportale-artecultura.it

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, villaggio, lavoro, archeologia, egittologia, operaio.

Stile:Arte egizia.

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Villaggio operaio di Ta set Neferu.Fonte: C. Le Blanc, A. Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine. Giunti, Firenze, 2002


Osttracon con cavatore di pietra al lavoro. Fitzwilliam Museum, Cambridge


Mazza e scalpello egizi. Torino, Museo Egizio. Fonte: C. Le Blanc, A. Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine. Giunti, Firenze, 2002



 

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