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Sfinge di Giza

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La pianta del complesso funerario di El Giza mostra la posizione della colossale Sfinge che si trova a circa cinquecento metri dalle piramidi di Cheope e Chefren, destinata a fungere da custode della necropoli. Opera databile fra il 2625 e il 2510a.C.ca., è senza dubbio la più grande e la più celebre delle sculture dell'antichità che ci sia pervenuta.
In origine, secondo diversi studi, la Sfinge era posta di fronte a un tempio dedicato al dio solare Harmakhis (Horo all'orizzonte).
La monumentale opera e il tempio di Harmakhis erano architettonicamente separati, ma formavano un complesso simbolico unitario, esaltando la manifestazione divina del faraone e la sua origine solare.
La Sfinge è il risultato di un singolare abbinamento di forme umane e animali: un leone accovacciato, con le zampe anteriori distese, e la testa di un faraone. Il corpo leonino e la testa umana (con il volto incorniciato dal nèmes - il copricapo del sovrano costituito da un tessuto a righe) con le fattezze di Chefren (altri attenti studi iconografici lo hanno invece attribuito a Cheope), simboleggiano l'unione della forza belluina e dell'intelligenza umana del dio solare Harmakhis, protettore della necropoli.
Alcune tracce di colore sul volto hanno portato gli studiosi a credere che in origine fosse interamente dipinta.
Scolpita direttamente in una collinetta calcarea, la Sfinge ha un'altezza di circa 20 m per 57 m di lunghezza. Per molti secoli questa scultura è rimasta sepolta nella sabbia, oggi rimangono visibili solo la testa e parte del corpo. Nonostante il degrado causato dall'inquinamento della zona del Cairo e da alcune cannonate responsabili della perdita del naso, la Sfinge ha mantenuto intatta la sua severa maestà, diventando il simbolo di una imperturbabilità proverbiale.
Statue di sfingi poste alle estremità dei viali di accesso ai templi o, come in questo caso, davanti al tempio stesso, indicavano la via dal profano al sacro e allo stesso tempo la posizione del sovrano tra uomo e divinità.

Il valore simbolico della sfinge cambia nel tempo, infatti mentre gli Egiziani la videro conme simbolo di forza e di saggezza, nella mitologia greca si identifica con una creatura femminile che divorava i passanti incapaci di risolvere i suoi indovinelli.

I restauri della celebre scultura iniziarono già all'epoca di Thutmose IV, che, come narra la stele visibile tra le zampe del felino, sognò di dover spazzar via la sabbia che si era accumulata sulla figura.
Il monumento è stato più volte sottoposto a opere di recupero per scongiurare l'inesorabile degrado per l'azione erosiva del vento: oggi grazie alle moderne tecnologie si è riusciti a ricostruire al computer tutti i punti di superficie mancanti, ricostruendo virtualmente la vera "pelle" del volto del faraone.

 A. Cocchi


Bibliografia e sitografia.

AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
AA.VV. Egitto. Archeologia e storia. Vol. I Folio editrice
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
M. D. Appia Egitto. L'avventura dei Faraoni fra storia e archeologia. Fabbri Editori, I fasc.
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
S. Pernigotti Gli artisti nell'antico Egitto Dossier in Archeo. Attualità del passato. anno XVII n.1 (191) gennaio 2001
www.francescomorante.it
www. Grandeportale-artecultura.it

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, sfinge, Egizi, Civiltà, archeologia, scultura, divino, simbolo.

Stile:Arte egizia.

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La sfinge di Giza


La sfinge di Giza e la piramide di Chefren

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