Leon Battista Alberti


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Tempio Malatestiano

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Il Tempio Malatestiano di Rimini, progettato da Leon Battista Alberti, è stato costruito tra il 1450 e il 1468 ed è uno dei monumenti più famosi del Rinascimento italiano.
Non si tratta di una nuova costruzione, ma è il risultato della trasformazione di un edificio preesistente.
In un primo momento, il signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta, decise di costruire una cappella gentilizia per la sua famiglia all'interno della chiesa di San Francesco, costruita dai frati francescani nel XIII secolo e poi trasformata nel XIV secolo.
La chiesa si presentava con un interno ad aula unica, senza transetto e con cappelle laterali coperte da volte a crociera. I lavori iniziarono il 31 ottobre 1447 con la benedizione del Vescovo di Rimini, Bartolomeo Malatesta, e il permesso del papa, Nicolò V. L'incarico venne affidato al'architetto veronese Matteo de' Pasti che diresse i lavori, mentre per le decorazioni scultoree venne chiamato Agostino di Duccio.
Matteo de' Pasti non modificò le strutture originali della chiesa, lasciò intatte le volte e gli archi ogivali, ma sovrappose una cornice marmorea e un doppio ordine di paraste agli accessi delle cappelle. Mentre i lavori proseguivano Sigismondo volle trasformare anche un'altra cappella, la seconda a destra rispetto all'ingresso. Infine, nel 1450, al culmine della sua fortuna economica e politica, Sigismondo decise di trasformare tutta l'antica chiesa gotica in forme moderne, per farla diventare un grande tempio-mausoleo per sè e per la sua amante Isotta degli Atti (che qualche tempo dopo sarà sua moglie) e monumento simbolo della città malatestiana. Il Malatesta affidò l'incarico della progettazione a  Leon Battista Alberti . La costruzione iniziò nel 1450, come indicano le iscrizioni ripetute sia fuori che dentro il tempio, ad opera di Matteo de' Pasti, che continuò il suo lavoro passando all'esterno e procedette con una certa autonomia rispetto al progetto di Alberti.

Alberti concepì una specie di "scatola classica" per contenere e conservare la chiesa gotica, in un involucro di marmo.
Ma, sia le decorazioni di Agostino di Duccio, sia l'opera di Alberti, non vennero apprezzati dal papa Pio II Piccolomini, più legato al gusto gotico. Il Papa interpretò il classicismo di Alberti come un'eresia pagana, un'offensiva mescolanza di mitologia e religione, del tutto inadeguata ad un edificio cristiano. Quando Pio II entra in lite con Sigismondo e nel 1468 fa interrompere la costruzione.

Per questo l'opera è rimasta incompiuta, rimane solo una parte dell'edificio di Alberti: mancano la copertura, il transetto, l'abside. Rimane soltanto una medaglia commemorativa di Sigismondo Pandolfo Malatesta, realizzata da Matteo de' Pasti, che porta in rilievo l'immagine del progetto albertiano. Si vede la facciata con il primo ordine occupato da tre archi a tutto sesto, una classica cornice con fregio, che ricorda le antiche trabeazioni, un timpano curvilineo interrotto da un'edicola centrale nel secondo ordine, e una cupola emisferica come coronamento.

All'interno si possono ancora vedere alcune parti del'antica chiesa gotica, ma con gli inserimenti rinascimentali.
Il corpo presenta una navata unica che termina nel grande arco a tutto sesto del presbiterio.
Sui lati si aprono le cappelle di forme gotiche: sono dotate di archi acuti e volte ogivali. Ma in esse si trova anche la rinascimentale decorazione scultorea di Agostino di Duccio. Sono raffinati bassorilievi in marmo con figure di putti e angeli e decorazioni a grottesche.
All'interno si possono vedere altri capolavori: il Crocifisso di Giotto, in una cappella sulla destra, e l'affresco staccato con Sigismondo e San Sigismondo di Piero della Francesca, nella sagrestia.

All'esterno domina il motivo dell'arco di trionfo derivato dall'Arco di Augusto nella stessa Rimini. In facciata vediamo due archi laterali a tutto sesto su stilobate, affiancati da colonne composite. Al centro l'arco maggiore che inquadra il portale timpanato dell'ingresso e ospita una decorazione con specchiature di marmi policromi. Gli archi laterali, nel progetto di Alberti, dovevano essere più profondi, per ospitare i sepolcri di Isotta e Sigismondo. Poi si decise di inserire i sepolcri nelle cappelle interne.
Sul fianco destro dell'edificio il motivo dell'arco ripetuto, deriva dal modello dell'acquedotto romano. tutti gli archi della fiancata ospitano i sarcofagi degli umanisti della corte malatestiana.

Anche se è rimasto incompiuto, questo edificio è un organismo plastico e articolato, con vivace movimento di pieni e vuoti, piani in rilievo e in profondità. Esiste un forte contrasto di luce-penombra, volume-cavità, solidità-spazio vuoto. E' un insieme equilibrato e dinamico.

A,. Cocchi


Bibliografia e sitografia

F. Borsi, S. Borsi Leon Battista Alberti. Dossier Art n. 93, Editrice Giunti, Firenze 1994
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008
E. Forssman. Dorico, ionico, corinzio nell'architettura del Rinascimento. Editori Laterza, Bari 1988
L. H. Heydenreich Il Primo Rinascimento. Arte italiana 1400-1460. Rizzoli Editore, Milano 1979
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti vol.II
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol III
E. Bernini, R. Rota Eikon guida alla storia dell'arte. Vol. 2 Dal Quattrocento al Seicento. Editori Laterza, Bari 2006

 

Approfondimenti:Alberti, tempio, architettura, architettura Rinascimento, classicismo, Malatesta, Pio II, Alessandra Cocchi, .

Stile:Quattrocento.

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Leon Battisa Alberti. Tempio Malatestiano. Facciata. 1450-68. Rimini


L. B. Alberti. Tempio Malatestiano. 1450-68. Rimini



 

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