Aspertini Amico


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Pietà e Santi

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La Pietà e Santi è stata dipinta nel 1519 per la cappella Gargamelli in San Petronio, dove è tutt'ora visibile. Si tratta di una pittura a tempera su tela, il cui cromatismo originale è stato compromesso dalle ridipinture e dalla verniciatura.
Il dipinto, nel panorama artistico bolognese del '500,  si colloca come un'eresia rispetto alla regola dell'equilibrio e compostezza perfette del Rinascimento.
Nonostante l'opera sia concepita all'interno della cultura classicista riferita a Raffaello, si notano chiari elementi anticlassici. Il riferimento più diretto è l'Estasi di Santa Cecilia dipinta da Raffaello nel 1514 per la chiesa di San Giovanni in Monte di Bologna, ora conservata alla Pinacoteca Nazionale. Ma nell'opera di Aspertini alla visione armoniosa e serena di Raffaello si sostituisce una scena aspra e drammatica.
Già a livello compositivo, la simmetria di base sembra quasi distorcersi sotto la spinta della diagonale, che dall'angolo in basso a destra, trascina lo sguardo dello spettatore verso l'angolo opposto in alto a sinistra, per incontrare lo sguardo interrogativo di San Marco.
I termini di durezza, angolosità, forzatura espressiva, sono decisamente contrari alla morbidezza e alla visione soave di Raffaello. Il clima solare è trasformato in un un cielo scuro e tempestoso che accentua il senso di tragedia.
Non si tratta nemmeno della tragedia contenuta, sublimata dalla fede rintracciabile nella Pietà di Michelangelo. Questo notturno inquietante, il dinamismo compositivo, le fisionomie, gli atteggiamenti nervosi, mostrano il legame diretto con la cultura tedesca. La Madonna, quasi di profilo, col volto nascosto dal manto, e il Cristo sul grembo rinviano alla scultura dell'area renana e borgognona. Il San Giovanni è una figura tutta sbilanciata, come risucchiata da una forza esterna, ha un profilo dai tratti marcati, quasi caricaturali, i capelli lunghi e spettinati. I panneggi delle vesti dei personaggi sembrano mosse da una strana agitazione e appaiono più scolpiti che dipinti. A tutto ciò va aggiunta l'impronta immaginativa e fantastica tipica di Amico: i cirri nel cielo nerastro che formano misteriose linee circolari, lo squarcio rotondo tra le nubi a mo' di oculo, da cui filtrano i raggi divini, Il profilo e la concentrazione del San Nicola, l'espressione distratta e interrogativa del San Marco, che interrompe la lettura per rivolgersi allo spettatore.

A. Cocchi


Biliografia e sitografia

W. Bergamini Scultura emiliana: vitalità primitiva e incontro di esperienze, in: AA.VV. Arte in Emilia Romagna. Electa editrice, Milano 1985
C.C. Malvasia. Le pitture di Bologna. Edizioni Alfa, Bologna, 1969
A. Ottani Cavina, Lezioni di Storia delle Arti, Università di Bologna, 1984
G. Silvestri Amico Aspertini, pittore di traverso. Anticlassico nella Bologna del '500. in: www.Repubblica.it
C. Tarozzi Amico Aspertini, un eccentrico classicista bolognese, in: www.faronotizie.it
C. Volpe. La pittura nell'Emilia e nella Romagna. Raccolta di scritti del Cinque, Sei e Settecento. Artioli editore, Modena 1994
C. Volpe Vicende pittoriche dal Gotico al Manierismo, in: AA.VV. Arte in Emilia Romagna. Electa editrice, Milano 1985
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 1986


 

 

Approfondimenti:Amico Aspertini, pietà, morte, pittura, artisti '500, anticlassicismo, fantasia, tempera, pittura rinascimento, Alessandra Cocchi, .

Stile:Cinquecento.

Per saperne di più sulla città di: Bologna

 



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Amico Aspertini. Pietà e Santi. 1519 ca., tempera su tela, cm. 181 X 266. Bologna, San Petronio

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