Arte preistorica in Emilia Romagna


Arte paleolitica in Emilia Romagna


Opere di questo stile

torna indietro: Stili

Arte paleolitica in Emilia Romagna

Storia dell'arte.  >  Stili

In Emilia Romagna sono stati ritrovati numerosi manufatti in pietra scheggiata risalenti al Paleolitico. Gli esempi più antichi, rappresentati dai chopper e dalle amigdale, risalgono al Paleolitico Inferiore e Medio e rappresentano soprattutto strumenti, mentre tra gli oggetti con valore estetico più evidente, le opere più note sono le statuette rituali indicate come Veneri.

 

Paleolitico inferiore

 

Il Paleolitico inferiore è il periodo più antico al quale vengono riferite le più remoti oggetti realizzati dall'uomo.
In Emilia l'Amigdala resta lo strumento più antico ritrovato finora nell'arco collinare preappenninico e presso le terrazze fluviali.
L'amigdala è riconoscibile per la sua caratteristica forma a mandorla, solitamente realizzata in selce, lavorata a scheggiatura sulle due facce. In Emilia (nel parmense, reggiano, modenese, imolese e soprattutto bolognese) generalmente le amigdale paleolitiche appartengono alla cultura acheuleana, ma in erritorio bolognese sono stati ritrovati gli esempi più antichi, riferiti alla facies clactoniana-abevilliana che praticava un'arcaica industria della pietra scheggiata.

In Romagna, a partire dalle ricerche archeologiche del 1977 sono state ritrovate amigdale del Paleolitico iInferiore anche nel territorio forlivese e faentino, in particolare gli scavi di Montepoggiolo hanno riportato alla luce i resti di un'antica industria litica dello stesso periodo. Nella stessa zona, l'insediamento di Ciola sembra addirittura esere il più antico della regione e quello vicino di Montepoggiolo (FC) risuilta poco più recente.
Anche a Cesenatico, a due metri di profondità è stato ritrovato un insediamento preistorico, conosciuto attraverso resti fossili e alcuni frammenti.

 

Paleolitico medio

 

Durante il Paleolitico Medio in Emilia Romagna è larganmente documenta una varia industria litica, dovuta all'uomo di Neanderthal, che non si limita più alla sola amigdala ma viene prodotta anche la cuspide di lancia, dotata di peduncolo per essere immanicata ad un 
bastone e ad altri strumenti derivati dalla scheggiatura, come punte triangolari, raschiatoi, dischi, lame. Le pietre più usate sono quarzite e ftanite, ma viene lavorata anche la selce. nella lavorazione si è notato il ritocco su una sola faccia.
Accanto agli oggetti che presentano caratteri più arcaici, riferiti alla cultura Clacto-lavelloisiana, numerosi manufatti raccolti su tutta l'area collinare emiliana presentano la lavorazione tipica della cultura Musteriana.
L'industria musteriana si diffuse sia in Emilia, soprattutto nell'area dei fiumi Panaro e Samoggia, sia in Romagna sud-orientale, specie presso i terrazzi del savio e del Marecchia, estendendosi anche in pianura (le tracce sono rimaste sepolte sotto i depositi alluvionali), rimanendo attiva fino al Paleolitico superiore. Proprio in questo periodo, in corrispondenza alla glaciazione di Wurm e il periodo post-glaciale, fino al termine del Paleolitico, la regione sembra rimanere isolata senza contatti con altre culture, chiusa tra l'appennino, il mare e il Po.

 


Paleolitico superiore

 

A differenza di altre regioni, tra le prime manifestazioni di arte figurativa in Emilia Romagna non si conoscono pitture o incisioni rupestri, mentre sono stati ritrovati diversi esempi di scultura. Il genere più diffuso è quello delle statuette femminili, le cosiddette Veneri preistoriche, chiamate anche steatopigiche, per via della forte accentuazione delle forme adipose del corpo.


Le Veneri preistoriche emiliane

 

Uno dei più importanti bacini archeologici per l'arte preistorica in Italia è il territorio dell'Emilia occidentale compreso tra il torrente Tresinaro e il fiume Panaro, nel modenese. 
Qui, oltre all'importante ritrovamento del Villaggio terramaricolo presso Montale, sono state ritrovate alcune statuette femminili databili tra il Paleolitico finale e il Neolitico, come la Venere di Savignano e la Venere di Chiozza di Scandiano.
L'assenza di ogni caratterizzazione individuale in queste statuette senza volto e con un'appendice conica al posto della testa sembra eternare un ideale femminile generico, legato al concetto di fecondità che probabilmente indica un significato magico-religioso. 
Dal punto di vista estetico però, le statuette emiliane presentano anche alcuni caratteri etnici e una certa materialità sensuale nelle forme del corpo.
Le Veneri emiliane sembrano risalire al Paleolitico tardo o al Neolitico e sulla base della tradizione aurignaco-gravettiana, prevalente in Italia per tutto il Paleolitico superiore, rivelano l'influenza stilistica di simili statuette ritrovate nelle Grotte dei balzi Rossi in Liguria.
Dopo la glaciazione di Wurm per diversi millenni in Emilia sembra prevalere una cultura locale che rimane isolata da influssi esterni, compresi quelli liguri. In questo quadro però la la Venere di Chiozza rappresenta un'eccezione oltre che dun vero enigma 
archeologico. La statuetta, nelle sue forme estremamente stilizzate appare molto diversa dall'esemplare di Savignano ed è invece molto siile alle veneri provenienti dalle necropoli eneolitiche della Sicilia.

 

Approfondimenti:arte, monumento, architettura, archeologia, pittura, scultura, storia, Alessandra Cocchi, .

Stile:Paleolitico.

Per saperne di più sulla città di: Emilia Romagna

 



Per informazioni su questi dipinti clicca qui.

 



 

Questo sito utilizza i cookie. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Clicca qui per maggiori informazioni. OK