Arte greca


Periodo di Formazione dell'arte greca Arte Protogeometrica greca Centauro di Lefkandì Ceramica protogeometrica Architettura protogeometrica L'architettura funeraria protogeometrica Le abitazioni protogeometriche Le tombe protogeometriche Sito di Lefkandì Heròon di Lefkandì Arte del periodo geometrico Primo Stile Geometrico Medio Stile Geometrico Tardo Stile Geometrico Cavallino votivo di Berlino Ceramica Geometrica greca Gli idoli-campana Il grande Cratere del Metropolitan Il tempio nel Periodo Geometrico La Bottega del Dipylon L'anfora 804 dal Dipylon Scultura geometrica greca Tripodi e lebeti del periodo geometrico Urbanistica nel periodo geometrico L'esempio urbanistico di Emporios L'esempio urbanistico di Megara Iblea L'esempio urbanistico di Smirne Periodo orientalizzante Periodo orientalizzante: i centri artistici Architettura del periodo orientalizzante Scultura orientalizzante e dedalica Kore di Nikandre Periodo dedalico Periodo arcaico greco Statuaria arcaica Il kuros La kore Ornamentazione plastica arcaica Sfinge dei Nassi Hera di Samo Kléobis e Biton di Polymedes Moscophoros


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Arte greca

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Arte greca
Caratteri generali
Le origini
Periodizzazione
Gli ordini architettonici
La polis
Il santuario nell'antica Grecia
Le offerte votive nell'antica Grecia

Mappe concettuali

Bibliografia

 

L'arte greca fiorisce per circa otto secoli, estendendosi tra il X-IX secolo a. C. e la conquista dei Romani nel I secolo a. C.
Comprende un complesso di manifestazioni artistiche prodotte dalle popolazioni delle singole città greche, organizzate in stati indipendenti sul modello della Polis.
La periodizzazione e le fasi dello sviluppo degli stili sono conosciute e ordinate in base alle scoperte archeologiche, perciò sono soggette a continui aggiustamenti e precisazioni.
Dal punto di vista geografico, l'arte greca conosce il suo primo sviluppo nel Peloponneso, nell'Attica, nelle isole egee e poi si espande con la colonizzazione nei territori dell'asia Minore e dell'Italia Meridionale.
 
Nel suo insieme la civiltà greca si manifesta con una produzione artistica ricchissima e raggiunge livelli di qualità eccezionali, assumendo un ruolo di modello di riferimento per gran parte delle civiltà e per tutte le maggiori correnti artistiche occidentali.
Molto ampio è anche il ventaglio delle tecniche e delle tipologie artistiche, mentre sorprende anche rispetto ad altre civiltà coeve, per il generale dinamismo dello sviluppo stilistico.
Nonostante ciò, l'arte greca risponde ad una cultura sostanzialmente unitaria, in cui si riconoscono però anche le diverse facies.

La Grecia antica era divisa in tanti piccoli stati in continua rivalità e spesso in conflitto tra loro, secondo la situazione che viene ben descritta da Omero.
Nonostante la divisione politica i popoli greci trovano potenti elementi di coesione che finiscono per fondere insieme tante componenti in un'unica grande civiltà.

Questi elementi sono:

- la religione, anche se declinata dei differenti culti,
- la lingua comune, variata nei dialetti locali,
- l'arte, secondo un'estetica condivisa ma sviluppata nelle diverse facies.

A. Cocchi.

 

Caratteri generali dell'arte greca.

 

Temi fondamentali dell'arte e della cultura greca  sono l'Uomo e la Natura. La natura viene indagata in tutti i suoi aspetti, alla ricerca delle sue leggi essenziali. Nell'arte le forme naturali sono viste come perfette e vengono tradotte con la geometria, applicando i suoi principi: la simmetria, la proporzione. L'uomo viene concepito come la piu perfetta tra le forme della natura e forme umane vengono attribuite agli dei dell'Olimpo greco. Nell'arte come anche nella filosofia greca la figura dell'uomo è centrale e viene rappresentato secondo un canone, cioè un sistema ideale e razionale di rapporti proporzionali che diventa misura di ogni cosa. Dal canone, applicato a tutti i campi della produzione artistica, deriva un'estetica basata sull'armonia e sull'equilibrio.
Accanto a questo aspetto, l'osservazione e lo studio della natura porta alla mimési, intesa come somiglianza visiva della forma artistica alla forma della natura. Il risultato di questa ricerca espressiva è una forma ideale dove la bellezza esteriore corrisponde ad una bellezza interiore.

 

Le origini

 

 


Anfora. ca. 1000 a.C. Ceramica dipinta da Atene. h 47,2 cm. Atene, Museo del Ceramico.

 

La battaglia di Azio, avvenuta nel 31 a. C., rappresenta notoriamente il termine della civiltà Greca, ma il momento d'inizio è tutt'ora difficile da definire, in quanto diversi popoli indoeuropei si insediarono a ondate successive nel corso dell'Età del Bronzo (3400-1075 a. C. circa) nella penisola greca. 
Per tutta l'età del Bronzo le isole e le terre affacciate sull'Egeo furono dominate dalla Civiltà Minoica che diffuse la propria cultura e produsse manufatti di altissimo livello artistico. L'influenza dell'arte minoica si estese anche verso la Grecia continentale, nei territori della vicina Civiltà Micenea.  Inoltre le popolazioni elleniche si fusero con quelle minoiche e micenee, stanziandosi nei loro centri abitati e assorbendo anche le componenti culturali.

Il seguente sviluppo della Civiltà Micenea avvenne qualche secolo più tardi, protraendosi fino a verso il 1200 a. C. quando cominciarono le distruzioni di alcune delle più importanti città micenee che provocarono il rapido disfacimento delle società più evoluta dell'Europa antica. Le cause non sono chiare, gli antichi racconti fanno riferimento ad invasioni di popoli provenienti da nord, che parlavano dialetti dorici e conquistarono grandi territori. L'archeologia però non ha ritrovato prove di queste vicende, e sembra più probabile che la fine della civiltà micenea sia dovuto piuttosto all'indebolimento della struttura politica, a guerre intestine e a violenti terremoti. 

L'arte greca intesa come insieme di opere artistiche realizzate da popoli di lingua greca (comprendente la penisola greca, le isole e l'area continentale) inizia a manifestarsi in modo autonomo dopo il crollo della Civiltà Micenea e nei due secoli che seguono la caduta di Troia (1184 a.C.).
Questa fase, ancora poco conosciuta, è denominata Medioevo ellenico.

Il Medioevo ellenico

Medioevo ellenico è un termine generico che indica un periodo poco conosciuto, per via di scarsi ritrovamenti, compreso tra la fine della civiltà micenea  e il periodo Protogeometrico.


Verso il 1100 a. C. la grandiosa Civiltà Micenea era scomparsa con conseguenze disastrose anche per la cultura. In molte località si persero tutte le più importanti forme d'arte, come l'architettura monumentale, gli avori la lavorazione delle pietre, l'oreficeria e venne dimenticata anche la scrittura. Unica arte che continua ininterrotta è la ceramica, indispensabile per il suo impiego nella vita quotidiana.

Lo stile di vita di quelle che erano state città ricche subì un forte balzo indietro, con un impoverimento generale delle comunità. I grandi centri si spopolarono, i commerci si interruppero e si diffuse una vita quotidiana basata su un tenore modesto e di sussistenza, come quello che aveva sempre caratterizzato i villaggi agricoli della Grecia neolitica. Anche nelle campagne i villaggi si ridussero a pochissime abitazioni e rimasero isolati tra loro.
Le ceramiche appartenenti a questo particolare periodo riflettono il momento di crisi: le decorazioni sono molto semplificate, sempre più geometriche e non si vedono più le scene figurate con animali e piante, ma solo semplici motivi astratti di qualità modesta.

 


Centauro. Terracotta dipinta 950-900 a. C. proveniente da Lefkandì.
h. cm. 36. Eretria, Museo Archeologico 

 

Però, in base agli scavi archeologici più recenti e a quelli ancora in corso, è emerso che questa situazione  non va considerata in senso generico, per tutta la Grecia. La scoperta di diverse necropoliinsediamenti e santuari, alcuni dei quali presenti e attivi in modo ininterrotto fin dal Neolitico medio, hanno dimostrato che il presunto azzeramento culturale del medioevo ellenico in realtà non si è mai verificato. Piuttosto, sembra che al posto dei vecchi centri d'arte ne siano emersi nuovi in altre località, come dimostrano i siti della facies submicenea nell'isola Eubea, in Beozia, in Argolide, in Elide, in Corinzia.

 


Tempietto fittile proveniente da Sabicina. VI sec. a. C.
Museo Archeologico Regionale, Caltanissetta.

 

Si sono verificate anche immigrazioni di popoli diversi, poichè i reperti hanno dimostrato l'esistenza di facies nuove, estranee alla tradizione micenea.

La più nota è l'immigrazione dei Dori, che portano con sè innovazioni sociale e culturali che si riveleranno piene di conseguenze.  La più importante di queste è di carattere religioso e comprende anche il rito della cremazione. Si avviano quindi una serie di trasformazioni dell'organizzazione sociale che portano al passaggio dai clan dei villaggi alla formazione delle città stato rette da un'artistocrazia militare e religiosa.

 Intorno al 1000 a. C. inizia una fase nuova che si può considerare l'inizio del periodo di formazione dell'arte greca: si apre il Periodo Protogeometrico  a cui seguirà lo sviluppo del Periodo geometrico.

 A. Cocchi


  


 

Periodizzazione

 

L'arte greca comincia a manifestarsi con un processo di svolgimento autonomo e coerente intorno al 1.000 a. C., segue l'Età Micenea e si sviluppa in fasi successive e molto diverse tra loro che si avvicendano in periodi relativamente brevi. 
L'ultimo stile dell'arte greca è l'ellenismo. 
In uno schema di riferimento, i momenti essenziali dello sviluppo stilistico dell'arte greca sono:

 


Hydria proveniente da Limantepe.
Inizio del periodo protogeometrico. Foto di Sailko

 

 


Cratere funerario tardo geometrico attico, Bottega del Pittore di Hirschfeld (attr.),
750-735 a.C., h 108.3 cm. New York, Metropolitan Museum of Art 

 

 


Polimede di Argo. Kleobi e Bitone. 580 a. C. ca.  Marmo. Museo Archeologico, Delfi. 

 

 


Sòtade di Tèspie. Auriga di Delfi. 474 a. C. ca.
Bronzo. h ca. 180 cm. Museo Archeologico, Delfi.

 

 


Fidia. Iride, dal Frontone ovest del Partenone.
447-433 a. C. British Museum, Londra.

 

 


Epigono. Galata morente. Copia romana in marmo
da originale in bronzo del 230-220 a. C. ca. Roma, Musei Capitolini.

 

 

 

A. Cocchi

 

Gli ordini architettonici

 

Dall'VIII all VI secolo a. C. avviene un progressivo processo di pietrificazione del tempio greco, che passa dalla costruzione in legno, paglia argilla cruda, alla costruzione in pietra. La sostituzione dei materiali avviene partendo dal basso verso l'alto: inizialmente sono in pietra le fondamenta e il pavimento, poi vengono sostituite le pareti in argilla, le colonne, e per ultime le strutture di copertura, con le travi. Il tetto in paglia, viene sostituito dalle tegole in terracotta, introdotte nel corso dell'VIII secolo. Anche le parti decorative, come le metope e i triglifi, inizialmente realizzate in terracotta, vengono scolpite in pietra.
Ma la principale novità del periodo arcaico greco è la codificazione dell'ordine architettonicouna vera rivoluzione nell'arte del costruire perchè vengono fissate delle regole alle quali si riferirà tutta l'architettura del mondo occidentale fino all'età contemporanea. 

L'ordine architettonico è un insieme di regole geometriche, formali e proporzionali che permettono la progettazione e costruzione di un edificio "perfetto", cioè funzionale e armonioso. Secondo gli antichi greci la perfezione è una qualità che si può desumere osservando a natura e la forma più perfetta tra quelle esistenti in natura viene ritenuta  quella dell'uomo. 
In riferimento al principio di armonia naturale e alla centralità della figura umana, basilare per tutta l'arte greca, gli artisti greci uomo l'obiettivo di realizzare un'architettura a misura d'uomo. Forme, proporzioni e caratteristiche sono quindi desunte dalla osservazione, misurazione e conoscenza di forme naturali e soprattutto dal corpo umano.

Principio-base dell'ordine architettonico greco è il modulo: l'unità di misura su cui viene costruito tutto il sistema di proporzioni mediante multipli e sottomultipli
L'elemento principale del tempio è la colonna, le sue proporzioni sono riferite a quelle del corpo umano e sulla base di queste viene costruito il tempio in tutte le sue parti. 
Modulo della colonna (l'unità di misura) è il suo diametro alla base. Dalla moltiplicazione o suddivisione del modulo si riusciva a stabilire la proporzione di ogni parte e dell'intera costruzione.

Gli ordini architettonici dell'antica Grecia sono tre: doricoionico e corinzio.

Solo con l'età romana si aggiunsero l'ordine tuscanico e l'ordine composito.
Il sistema architettonico greco è di tipo trilitico, cioè costituito da elementi verticali di sostegno ed elementi orizzontali sostenuti. Ma ogni ordine è basato sul suo preciso sistema di regole geometriche e proporzionali e caratteristiche formali.

Gli elementi che meglio contraddistinguono gli ordini architettonici sono la colonna e la trabeazione

La colonna è l'elemento verticale portante del tempio, può sopportare solo pesi verticali ed è composta da basefusto e capitello
Il fusto è di forma cilindrica e rappresenta la vera funzione portante. Anticamente i fusti delle colonne erano ottenuti con tronchi di quercia. Quando le colonne vennero realizzate in pietra e in marmo i fusti cessarono di essere monolitici e furono costruiti a rocchi, sia per facilitarne la costruzione, sia per diminuire la rigidità, tenendo conto dei movimenti geologici e sismici che determinavano continui assestamenti delle strutture.
La base sostiene il fusto e il capitello lo conclude in alto. Entrambi  sono elementi di raccordo, hanno funzione di collegare  l'elemento verticale (il fusto) con quelli orizzontali: lo stilobate su cui poggia la base; la trabeazione che sovrasta il capitello. Servono anche ad ammortizzare i pesi e le spinte che gravano sui fusti.

La trabeazione è l'insieme di elementi orizzontali portati dalle colonne e che funge da appoggio per il tetto. E' composta da architrave, fregio e cornice.

L'architrave si appoggia direttamente sui capitelli e collega tutte le colonne, inoltre fa a sua volta da appoggio per le travature del tetto.

Il fregio è la parte che corrisponde alla travatura lignea, composta da capriate, che sorreggeva il tetto. Poichè venne rivestito da decorazioni, viene detto fregio.
L'elemento che conclude la trabeazione, in alto, è la cornice, che è modanata,  sporgente verso l'esterno e provvista di gocciolatoio, per proteggere dalla pioggia il fregio e le strutture sottostanti.

Nella costruzione del tempio, oltre ai singoli elementi veniva considerati anche i rapporti tra di essi e quelli di ogni elemento rispetto all'insieme. Ad esempio, veniva calcolato anche l'intercolunnio, cioè lo spazio tra una colonna e l'altra, in modo da ottenere una equilibrata distrubuzione di volumi pieni e spazi vuoti;  ma veniva calcolata anche l'inclinazione degli spioventi del tetto e così via. 

Sono stati applicati anche diversi accorgimenti di correzione ottica al fine di rendere più armoniose le forme dei templi. 
L'uso dell'èntasi (rigonfiamento del fusto delle colonne doriche) correggeva la visione altrimenti troppo sottile delle colonne viste in lontananza, lo stilobate reso leggermente convesso correggeva l'illusione ottica della convessità del piano orizzontale. Anche la lieve inclinazione verso l'interno delle colonne correggeva l'impressione, per via delle grandi dimensioni, di vedere le colonne inclinate verso l'osservatore.

 

Ordine dorico

 

L'ordine dorico, secondo Vitruvio, architetto romano del I secolo e teorizzatore degli ordini architettonici classici,  è riferito al corpo maschile, esprime forza, vigore, maestosità, potenza e semplicità. E' il più antico tra gli ordini architettonici,  i primi templi dorici risalgono al VII secolo a. C. e si trovano nel Peloponneso e nei centri dell'Italia meridionale corrispondenti alle colonie della Magna Grecia.

Colonna dorica

Sul crepidoma del tempio la colonna dorica poggia direttamente sullo stilobate, poichè è sprovvista di base. E' quindi formata di due elementi: fusto e capitello.

Il fusto, al contrario rispetto alle colonne minoiche e micenee, è rastremato verso l'alto, quindi alla base presenta un diametro maggiore rispetto alla sua sommità, dove è presente il collarino, appena sotto al capitello. La rastrematura dorica inizia a circa un terzo della sua altezza, partendo dal basso, in modo da avere una sorta di "pancia", un rigonfiamento, detto èntasi (dal greco: gonfiore), che suggerisce l'idea dello sforzo fisico del "portare" e corregge visivamente l'immagine della colonna che da lontano apparirebbe troppo sottile.
Il fusto dorico può essere alto sette o otto moduli (un modulo è il diametro del fusto alla base), non è liscio ma percorso in lunghezza da 18 o 20 scanalature a spigolo vivo che venivano scolpite dopo aver montato tutti i rocchi del fusto. Con la luce del sole le scanalature delle colonne derterminano un gradevole effetto chiaroscurale di luci e ombre che mettono in evidenza il volume rotondo e aumentano l'impressione di solidità.

A coronamento della colonna, il capitello dorico è il più semplice tra gli ordini classici. E' composto da due elementi: àbaco ed echìno.
L'àbaco (da àbax: tavola) è l'elemento superiore del capitello, ha la forma di un dado schiacciato, una sorta di tavoletta a pianta quadrata. 
L'echìno (da echinos: riccio di mare) è l'elemento inferiodre del capitello. Ha forma circolare un po' schiacciata, ricorda il guscio di un riccio di mare (o la forma di catino o di una ciambella).

Trabeazione dorica

La trabeazione dorica si compone, partendo dal basso, di architravefregio e cornice
L'architrave è liscia e di sezione quadrata. 
Il fregio dorico è l'unico ad essere decorato con triglifi e metope. Il triglifo (dal greco: tre incavi) in pietra viene a sostituire le antiche tavolette di terracotta che proteggevano la testata delle travi di legno. Presenta quattro scanalature, di cui due più grandi centrali e due laterali che sono la metà di quelle centrali (di qui deriva il numero 3: 1+1+mezzo+mezzo).
Alternate ai triglifi sono le metope, tavolette lavorate a rilievo con scene mitologiche.

La cornice ha una modanatura a gola ed è piuttosto sporgente, per riparate dalla pioggia gli elementi sottostanti.

 

L'ordine ionico

 

L'ordine ionico compare quasi contemporaneamente o solo qualche decennio dopo l'ordine dorico ed è di origine orientale, poichè gli Ioni provenivano dall'Asia minore.

Dalle coste orientali, a partire dal VI secolo si diffonde nelle isole egee e nell'Attica, per poi giungere anche alla Magna Grecia.


Colonna ionica

La colonna ionica, secondo Vitruvio, nelle sue proporzioni è ispirata al corpo femminile e rinvia a valori di eleganza, slancio, grazia, leggerezza. E' composta da tre elementi: base, fusto e capitello.

La base cambia forma e caratteristiche a seconda dei luoghi, ma la più diffusa è la versione attica che presenta una modanatura con due tori sporgenti (modanature arrotondate e convesse) separati da una scozia, o trochilo, scavato (modanatura arrotondata ad incavo) che rimane sempre in ombra.

Il fusto della colonna ionica è più slanciato rispetto a quello dorico, perchè costruito su nove moduli (un modulo è il diametro del fusto alla base) e a differenza dal dorico è più diritta, perchè non presenta l'entasi ed è mono rastremata. Il fusto è percorso da 24 scanalature smussate allo spigolo, per cui i giochi di luce e di ombre che si creano  hanno un ritmo più serrato e sottolineano lo slancio verticale.

Il capitello si riconosce facilmente per la presenza delle caratteristiche volute (riccioli) e per l'echìno ornato di òvoli (uova), che si possono ritrovare anche nell'àbaco, molto sottile rispetto al dorico.

Trabeazione ionica

La trabeazione ionica presenta l'architrave diviso in tre fasce orizzontali scalate e  un fregio continuo con un'unica grande decorazione a rilievo che gira tutto intorno alla costruzione. Conclude la costruzione la cornice, un po' meno sporgente di quella dorica, ornata con dentelli  e òvoli.

 

Ordine corinzio

 

L'ordine corinzio è l'ultimo degli ordini architettonici greci, risale al V secolo a. C. e venne usato soprattutto in età ellenistica, (dal Iv secolo in poi). E' uno stile molto raffinato, ricco, decorativo ed elegante, ha avuto grande successo nel periodo imperiale romano ma anche nel Rinascimento.

Colonna corinzia

Secondo Vitruvio, architetto romano vissuto nel I secolo a. C., le proporzioni della colonna corinzia sono ispirate sono ispirate alle fanciulle, che hanno forme molto esili e slanciate. 
Fra i tre ordini, infatti, la colonna corinzia è la più alta e sottile, la sua altezza corrisponde a dieci moduli

La base corinzia somiglia a quella ionica ma può cambiare e diventare più complessa, ad esempio componendosi di due tori e due scozie, inoltre si appoggia su un plinto, una spessa tavoletta di pietra a pianta quadrata che fa da piedistallo.

Il fusto è solcato, come quello ionico, da 24 scanalature.

Il corinzio è caratterizzato dal tipico capitello scolpito in forme naturalistiche con foglie di acànto e volute.

La trabeazione corinzia è simile a quella ionica.

 

A. Cocchi.

 

La polis

 

La polis greca era una città-stato, indipendente sul piano politico ed economico, che controllava e gestiva un territorio, (chora) in cui l'attività agricola, la pastorizia e l'allevamento garantivano il sostentamento della città.
La comunità era organizzata secondo un modello sociale molto particolare, unico nel mondo antico, poichè basato su un sistema democratico, dove i cittadini potevano, attraverso i loro rappresentanti, scegliere le proprie leggi.

La forma urbanistica della polis rispecchia questo modello sociale e politico e si struttura secondo un criterio razionale che viene generalmente rispettato.

Sfruttando la natura montuosa del territorio greco, sul punto più alto venne posta l'acropoli, la città alta, destinata al culto, dove vengono costruiti i templi e le strutture religiose più importanti. Ricalcando la forma delle città micenee, l'acropoli era difessa dalle mura che la circondavano, l'accesso era segnalato dai monumentali propilei  e si poteva raggiungere percorrendo una via sacra, generalmente piuttosto ripida.


Sotto all'acropoli, simbolicamente protetta dalle divinità, si estendeva l'asty, la città bassa, con le abitazioni costruite  spesso a terrazzamenti sul fianco della collina e a valle. In una zona centrale o facilmente raggiungibile si trovava l'agorà, la grande piazza circondata dai portici (stoai) su cui si affacciavano i principali edifici pubblici e amministrativi. L'agorà era il vero centro sociale della città, vi si svolgevano i commerci, il mercato, era adibita alle riunioni pubbliche ed  era un luogo d'incontro e di socializzazione.
Intorno alla zona centrale si distribuivano i diversi quartieri, le aree produttive e le zone residenzialli. 
Le abitazioni erano diverse tra loro, sia per dimensioni che per caratteristiche, a seconda del livello di ricchezza dei rispettivi proprietari. Alcune delle case più importanti erano a due piani, con cortile interno e diversi ambienti. La maggior parte erano abitazioni molto semplici ad un piano, con poche stanze o un unico ambiente. A seconda delle zone cambia la forma del tetto: il più diffuso è quello a due spioventi, ma esistevano anche costruzioni con tetto piano.

materiali da costruzione variano: dalla pietra per le costruzioni più ricche al mattone crudo e legno per quelle più modeste.


A. Cocchi.


 

Il santuario nell'antica Grecia

 


Santuario di Olimpia. Veduta aerea di parte del sito archeologico.

 

Il santuario nella civiltà greca era il luogo dove si poteva incontrare la divinità.

In origine i santuari corrispondevano a particolari luoghi naturali, come una grotta, un albero, una sorgente, un'altura, ecc. in cui qualche fenomeno veniva associato al manifestarsi della divinità.  Il culto si celebrava all'aperto, in un bosco, presso un altare, in uno spazio che veniva segnalato e circoscritto dal témenos: il recinto sacro. 
Solo più tardi il santuario si identifica con una costruzione precisa, un tempio, ma il termine può anche indicare un'area in cui si trova un altare o dove la divinità si manifesta sotto forma di immagine sacra, compreso un angolo della casa in cui si svolgono i riti.

In età micenea i santuari erano spazi appositi contenuti nel megaron, il palazzo reale. 

Nella civiltà greca il santuario arriva ad indicare un complesso di edifici compresi in un'area considerata sacra, spesso delimitata da strutture di recinzione. 
I santuari greci possono essere urbanisuburbani ed extraurbani.

Inoltre il santuario greco cambia le sue caratteristiche nel corso del tempo.

 


Tempio di Hera. 600 ca. a. C. Santuario di Olimpia

 


L'evoluzione dei santuari greci

In origine, il santuario era uno spazio aperto, considerato proprietà del dio e per i fedeli era il luogo dove si poteva incontrare la divinità. Lo spazio sacro era indicato dall'altare e delimitato da una recinzione, da pietre o da muri, per essere separato dallo spazio profano. In genere si trovava in cima ad un'altura.
Nell'area sacra poteva essere presente anche una costruzione, in funzione di tempio, ma questa era comunque considerata secondaria rispetto all'"area sacra" , perchè la comunità si riuniva all'esterno dov'era presente l'altare per i sacrifici e le funzioni religiose. Il tempio, che poi viene chiamato anch'esso 'santuario', era la casa del dio e ne conteneva l'immagine  che emanava la sua protezione verso l'esterno.
I primi santuari greci, risalenti al periodo protogeometrico,  erano costruzioni dalle caratteristiche in tutto silmili alle abitazioni coeve. Presentavano pianta rettangolare, con un lato corto spesso absidato. A volte potevano avere le fondamenta in pietra, ma erano costruiti soprattutto con materiali deperibili come legno per le strutture nportanti e argilla per le pareti. Il tetto aveva due spioventi appoggiati su travi in legno e rivestiti in paglia. Potevano essere corredati da colonne di legno presenti sia all'interno che all'esterno, per sostenere le coperture.
Gli esempi di santuari greci più antichi avevano anche funzione funeraria, poichè erano dedicati al culto degli eroi e contenevano le tombe dei re divinizzati.
Il santuario greco più antico tra quelli finora ritrovati dagli scavi archeologici è l'Heròon di Lefkandì, sull'isola di Eubea, risalente al Periodo Protogeometrico.

Gradualmente l'architettura sacra della Grecia antica si definisce nelle forme del tempio, declinandosi in deverse tipologie stilistiche e varianti locali. A partire dal Periodo arcaico il tempio greco è un edificio monumentale costruito in pietra o in marmo. 

 


Santuario di Delfi. Veduta della terrazza con il Tempio di Apollo.

 

In seguito si svilupparono grandi complessi sacri composti da diversi edifici e strutture. Oltre al tempio, facevano parte del santuario altri monumenti, come i propilei, il tesoro, la sala del banchetto, la pinacoteca, strutture commerciali e alloggi per i pellegrini. Per raggiungere il santuario i pellegrini dovevano percorrere la via sacra accompagnata dai portici

Nei santuari più grandi e importanti, come DelfiDeloSamoOlimpia venivano organizzati i giochi panellenici, con gare atletiche (tra cui le Olimpiadi), poetiche e musicali che richiamavano spettatori e partecipanti da tutta la Grecia.

 


Santuario della Nemesi.a Ramnunte, presso Maratona. V sec. a. C.

 

 

 

 A. Cocchi.

 


 

Le offerte votive nell'atica Grecia

 


Guerriero e cavallo. VIII sec. a. C. Bronzo. Olimpia Museo Archeologico.

 

Quel particolare desiderio di primeggiare tra individui o tra città tipico della cultura greca si è espresso con risultati diversi che vanno dai conflitti più cruenti alle gare dei giochi panellenici, alla competizione tra artisti e intellettuali, in una rincorsa continua al prestigio del singolo o della comunità.
Il desiderio di prestigio rappresenta il principale stimolo alla produzione di tanti capolavori e quindi alla sperimentazione e alla ricerca di perfezione presente nell'arte greca.
Ma il luogo più adatto in cui le città o singoli cittadini potevano gareggiare in prestigio era il santuario. Nei santuari il lavoro si architetti, scultori, ceramisti e pittori veniva sostenuto da forti intenti autocelebrativi. 
Le città commissionavano costruzioni sempre più belle e ornamentio preziosi per abbellire i santuari con templi, tesori, tempietti, colonnati, statue arredi sacri, dipinti.

 


Cavallo. Statuetta votiva proveniente da Corinto. 750-725 a. C.
Bronzo. h. 16 cm. Berlino Staatliche Museen Antikenabteilung



In questo contesto assunsero grande importanza le offerte votive: l'oggetto deposto nel santuario si ricollegava al donatore e ne rifletteva il valore attraverso la preziosità, la bellezza, la perfezione.
La consuetudine all'ex-voto è presente fin dalle origini nella civiltà greca.

In tutto il periodo protogeometrico l'offerta alla divinità aveva valore prevalentemente simbolico e religioso. Per la maggior parte dei casi si tratta di statuette di terracotta, alte dai quindici ai venti centimetri con rappresentazioni di animali sacrificali come tori, o cavalli o figurine di guerrieri. Venivano realizzati anche numerosi bronzetti, prodotti spesso in serie da stampi e in genere con fattura non troppo ricercata. I bronzetti più raffinati e preziosi, risalenti ai secoli tra l'XI e il IX sono ovviamente più rari.

In base ai ritrovamenti risulta che, durante il periodo geometrico, a partire dall'VIII secolo aumentarono di numero i bronzetti, più costosi, rispetto alle figurine in terracotta. Alcuni di questi sono piccoli capolavori, come ad esempio il Cavallino dell'VIII secolo esposto al Museo di Berlino, proveniente da un laboratorio di Corinto.

 


Piccolo tripode. Proveniente dal santuario di Olimpia. Bronzo. VIII sec. a. C. 
h. 14 cm. Atene, Museo Archeologico Nazionale.

 

Ma gli oggetti pù prestigiosi depositati nei santuari erano senz'altro i tripodi bronzei. Questi grandi oggetti, simboli di ricchezza e valore, divennero anche i più ambiti premi delle gare olimpiche e qualificavano il donatore, sia che fosse in campione olimpico sia che fosse un aristocratico. I più celebri tra i tripodi e lebeti del periodo geometrico sono quelli provenienti dal Santuario di Olimpia.

 A. Cocchi.


 

 


 

Mappe concettuali

 

Arte Greca

Mappa concettuale con i caratteri generali dell'estetica greca. 
Periodizzazione con esempi della produzione artistica. Autore: A. Cocchi 

 

 Il tempio greco.
Mappa concettuale con le Caratteristiche generali. Autore: A. Cocchi

 

 

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Bibliografia

AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
A. Pinelli. Le ragioni della bellezza. vol. 1 Dalla preistoria all'apogeo dfel mondo romano. Loescher Editore, Torino 2011
C. Bertelli, A. Corallini, A. Gatti. La storia dell'arte. Vol. 1 Dalle origini all'età carolingia.  Edizioni scolastiche Bruno Mondadori. Arte, Milano,Torino 2010
V. Terraroli. Arte 1. Dalla preistoria al tardogotico. Skira Bompiani editori, Milano 2012

G. Dorfles, C. Dalla Costa, M. Ragazzi. Lineamenti di Storia dell'arte. Vol. 1. Dalle origini all'arte gotica. Istituto Italiano Edizioni Atlas. Bergamo, 2010.
L. Calò, L'archeologia delle pratiche funeraie. Mondo Egeo. in: Il mondo dell'Archeologia. Treccani.it L'enciclopedia italiana
R. Felsch, Kalapodi, in : Enciclopedia dell'Arte Antica Treccani.
M. R. Poopham, Lefkandi. in: Enciclopedia dell'arte Antica Treccani.
G. Gruben. Il tempio,  in: Storia dell'arte Einaudi.
F. Caruso. Sul Centauro di Lefkandi. Atti del convegno To Aigaio sten Proïme Epoche tou Siderou. Praktika tou Diethnous Symposiou, Rhodos, 1-4 Noembriou 2002. Editore  Panepistimio Kritis (Univeristà di Creta), Atene (GRC) a cura dell'Istituto per i Beni Archeologi e Monumentali (IBAM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Catania.

 

 


 

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Approfondimenti:Greci, civiltà.

Stile:Arte greca.

 



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Exechias. Achille e Aiace che giocano a dadi. Part. Anfora dipinta a figure nere. 550-525 a. C. ca. Roma, Vaticano, Museo Etrusco-Gregoriano.


Il tempio greco. Mappa concettuale con le Caratteristiche generali. Autore: A. Cocchi




 Da Prassitele. Copia romana da un originale marmoreo del 360 a.C. circa. Marmo. cm 205 ca. Roma, Musei Vaticani.




Agesandro, Atanodoro, Polidoro da Rodi. Laocoonte. I sec. a. C. Marmo. h 242 cm. Museo Pio-Clementino Roma, Vaticano. 




Tempio della Concordia. VI sec. a. C. Agrigento.




Santuario di Olimpia. Veduta aerea di parte del sito archeologico.



disegni da colorare

 

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