Arte greca


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La Bottega del Dipylon

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Uno dei più importanti laboratori artistici del periodo geometrico è la cosiddetta Bottega del Dipylon. Il nome deriva dal Dipylon di Atene, la "doppia porta" della cinta muraria della città, attraverso cui si entrava nella necropoli.
Le ceramiche realizzate dalla Bottega del Dipylon sono soprattutto vasi di dimensioni notevoli, alti oltre un metro, usati come segnacoli per le tombe della necropoli. 

Tra i numerosi reperti ceramici di età geometrica si distinguono per l'eccezionale qualità una cinquantina di vasi databili tra il 760 e il 735 a. C. e attribuiti dagli studiosi alla mano di un unico maestro, convenzionalmente chiamato Maestro del Dipylon.
A questo artista e ai suoi collaboratori di assegna l'introduzione delle figure umane nella pittura vascolare e i principali capolavori dello stile tardo geometrico.
Tra questi si ricordano l'Anfora 804 del Museo Archeologico di Atene, il Cratere dello stesso museo, Il Cratere del Louvre e il Cratere del Metropolitan di New York.

Le caratteristiche e la preziosità di questi oggetti, testimoniano come, dopo l'800 a. C. non si siano soltanto sviluppate conoscenze e abilità produttive, ma che  sia anche avvenuto un importante cambiamento nella società e nella cultura ateniese. La richiesta di oggetti di lusso come quelli creati dalla Bottega del Dipylon denota infatti un aumento progressivo della ricchezza concentrata su alcune grandi famiglie cittadine. La società ateniese, a partire dall'800 a. C., infatti, si assesta su precise distinzioni di classe in cui emerge un'aristocrazia che mira a glorificare le proprie nobili origini e il proprio prestigio anche stimolando lo sviluppo di una produzione artistica "nobile". Per far riconoscere a tutta la comunità la propria discendenza dagli eroi omerici le grandi famiglie aristocratiche promossero la scrittura delle leggende epiche. Lo stesso intento autocelebrativo probabilmente spinse l'aristocrazia ateniese a richiedere la rappresentazione pittorica di quelle vicende eroiche, determinando l'introduzione della figura umana nello stile geometrico.

L'elevata qualità estetica di anfore, crateri, oinochoai provenienti dal laboratorio attico è dovuta alla lavorazione impeccabile raggiunta dai vasai greci mediante un'abilità particolare, frutto di una secolare esperienza e di una continua spinta al miglioramento tecnico. La consistenza compatta e robusta di un materiale ceramico dallo spessore relativamente sottile rispetto alle dimensioni, che ne ha permesso la conservazione fino ad oggi è dovuto alla selezione del materiale, alla sua lavorazione e alla cottura.
Il processo lavorativo iniziava dalla scelta del materiale, un tipo di argilla ben raffinato dalle impurità e adeguatamente preparato e reso malleabile. La modellazione veniva eseguita con l'uso del tornio veloce: in questa fase veniva ottenuta la forma, con grande attenzione all'uniformità dello spessore, alle proporzioni delle parti e alla perfezione geometrica. Dopo l'essiccazione, la prima cottura veniva effettuata in appositi forni, a temperature molto elevate. Poi il vaso veniva dipinto con vernice nera, composta da argilla raffinata e ossido di ferro. Con la seconda cottura si otteneva una superficie lucente e il colore veniva fissato assumendo una tonalità nera brillante. 

In coerenza alle forme  e all'insieme del vaso, anche l'apparato decorativo degli oggetti assegnati alla Botetga del Dipylon  risponde sempre a precisi criteri proporzionali.

Le decorazioni pittoriche, realizzate con vernice nera, presentano grande finezza esecutiva e precisione. La composizione è distribuita a fasce parallele con un fitto "ricamo" di figure geometriche. Ogni elemento presenta contorni esatti e si alterna agli altri secondo un ritmo misurato di pieni e vuoti.
Ai numerosi motivi geometrici, quali quadrettature, triangoli, meandri, svastiche, cerchi concentrici, losanghe, linee spezzate, si alternano immagini di animali stilizzatiscene figurate, disposte a fregio continuo o inserite in riquadri rettangolari, detti metope.
Le figure umane vengono sapientemente adattate agli spazi ottenuti dalla calcolata ripartizione e nel rispetto della generale ricerca di armonia hanno forme stilizzate e coerenti con il resto della decorazione.
I temi rappresentati sono riferiti alla vita quotidiana, come il lamento funebre, la processione di cavalli e carri, imprese di guerra, animali al pascolo, cavalli affrontati in composizione araldica, uccelli acquatici.

A. Cocchi.


Bibliografia:

AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
A. Pinelli. Le ragioni della bellezza. vol. 1 Dalla preistoria all'apogeo dfel mondo romano. Loescher Editore, Torino 2011
C. Bertelli, A. Corallini, A. Gatti. La storia dell'arte. Vol. 1 Dalle origini all'età carolingia.  Edizioni scolastiche Bruno Mondadori. Arte, Milano,Torino 2010
L. Calò, L'archeologia delle pratiche funeraie. Mondo Egeo. in: Il mondo dell'Archeologia. Treccani.it L'enciclopedia italiana
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M. R. Poopham, Lefkandi. in: Enciclopedia dell'arte Antica Treccani.
G. Gruben. Il tempio,  in: Storia dell'arte Einaudi.
F. Caruso. Sul Centauro di Lefkandi. Atti del convegno To Aigaio sten Proïme Epoche tou Siderou. Praktika tou Diethnous Symposiou, Rhodos, 1-4 Noembriou 2002. Editore  Panepistimio Kritis (Univeristà di Creta), Atene (GRC) a cura dell'Istituto per i Beni Archeologi e Monumentali (IBAM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Catania.

 

 

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, greca, civiltà, archeologia, ceramica, Maestro del Dypilon, bottega del Dipylon, arte.

Stile:Arte greca.

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Cratere. Proveniente dalla necropoli del Dipylon. 740 a. C. Ceramica dipinta a vernice nera. h. 121 cm. Atene, Museo Archeologico Nazionale.


Anfora del lamento funebre (804). Proveniente dalla necropoli del Dipylon. 760-750 a. C. Ceramica dipinta. h. cm. 155. Atene, Museo Archeologico Nazionale.



 

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