Arte greca


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Scultura orientalizzante e dedalica

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Fino ai primi decenni del VII secolo a. C. la scultura greca conserva le caratteristiche del periodo precedente, per cui viene definita post-geometrica.
Si realizzano soprattutto piccole figure votive in bronzo, pietra e avorio che mostramno la traduzione in volume dello schema geometrico proprio della pittura. Nelle rappresentazioni della figura umana, come nelle statuette dei guerrieri e degli offerenti, non è ancora presente un vero interesse per una resa anatomica realistica. Un esempio di questa fase stilistica è offerto dal Bronzetto votivo proveniente dalla Beozia conservato al Museo di Belle Arti di Boston. La statuetta, risalente al 680 a.C. è tutta basata sulla forma triangolare: ad essa si conforma il busto, la testa e le cosce. Persino il collo, per rispondere alla stessa regola geometrica viene deformato e allungato. I contorni però si sciolgono in una linea più fluida ed elastica e il braccio destro teso in avanti sottolinea il carattere sacro dell'oggetto. Sulla gamba destra una dedica in versi incisa testimonia che l'ex-voto è stato donato da Mantiklos ad Apollo, divinità che sembra rappresentata nella stessa figura.

Un cambiamento importante avviene nel VII secolo a. C., quando compaiono le prime statue monumentali greche, chiamate xoàna, realizzate in calcare.
Sappiamo dalle antiche fonti che già dal tardo-geometrico erano molto diffuse le sculture in legno di maggiori dimensioni, oggi quasi completamente perdute. Resta solo qualche raro esempio, come le piccole statue del Museo Archeologico di Siracusa, provenienti da Palma di Montechiaro, in Sicilia e risalenti al VII secolo a. C.
Con una tecnica di origine orientale, venivano anche realizzati i cosiddetti sphyrélata: statue di grandi dimensioni composte da un'anima in legno e rivestimento in sottile lamina metallica, in genere di bronzo, lavorata a martellatura. Tre di questi esempi dell'VIII secolo a. C. provengono dal Tempio di Apollo a Dreros e si trovano al Museo Archeologico di Iraklion a Creta.

A partire da secondo quarto del VII secolo a. C. vengono realizzate a Creta le prime statue in calcare che si definiscono via via fino a diventare nuovi modelli iconografici.
Poichè gli antichi scrittori indicano Creta come la patria di Dedalo, leggendario scultore, architetto e inventore (il nome Dedalo indica: "colui che modella"), gli studiosi definiscono "dedalica" la scultura di questa fase stilistica.

Le xoana sono statue di culto e offerte votive, si tratta quasi esclusivamente di figure femminili e rappresentano la divinità o l'offerente. Presentano uno schema rappresentativo fisso da cui deriverà quello della kore arcaica.
La figura femminile viene rappresentata seduta o in piedi, in posa stante. Le composizioni ripettano una rigida simmetria, le forme del corpo sono riassunte in volumi  geometrici solidi; il corpo è racchiuso nel lungo peplo (tunica) e avvolto nel chitone (mantello), le capigliature formano voluminose trecce ricadenti sulle spalle. I piedi sono uniti e le braccia possono essere stese lungo il corpo, appoggiate al petto in segno di adorazione o piegate in gesto di offerta, con in mano doni per gli dei. I visi dalle forme squadrate sono privi di espressione e presentano grandi occhi aperti. Nell'insieme ricordano le statue egizie, da cui derivano, ed erano dipinte a colori vivaci.

Le opere più note della scultura dedalica sono la Dama di Auxerre, di scuola cretese, la Dama di Nay, entrambe al Louvre e la Kore di Nikandre proveniente da Delos ed esposta al Museo Archeologico Atene.
Un altro esempio di scultura monumentale del VII secolo a. C. è rappresentato dai grandi leoni che dominano il terrazzo del Santuario di Delos.

 

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, civiltà, archeologia, architettura, arte, scultura, .

Stile:Arte greca.

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