Arte greca


Periodo di Formazione dell'arte greca Arte Protogeometrica greca Centauro di Lefkandì Ceramica protogeometrica Architettura protogeometrica L'architettura funeraria protogeometrica Le abitazioni protogeometriche Le tombe protogeometriche Sito di Lefkandì Heròon di Lefkandì Arte del periodo geometrico Primo Stile Geometrico Medio Stile Geometrico Tardo Stile Geometrico Cavallino votivo di Berlino Ceramica Geometrica greca Gli idoli-campana Il grande Cratere del Metropolitan Il tempio nel Periodo Geometrico La Bottega del Dipylon L'anfora 804 dal Dipylon Scultura geometrica greca Tripodi e lebeti del periodo geometrico Urbanistica nel periodo geometrico L'esempio urbanistico di Emporios L'esempio urbanistico di Megara Iblea L'esempio urbanistico di Smirne Periodo orientalizzante Periodo orientalizzante: i centri artistici Architettura del periodo orientalizzante Scultura orientalizzante e dedalica Kore di Nikandre Periodo dedalico Periodo arcaico greco Statuaria arcaica Il kuros La kore Ornamentazione plastica arcaica Sfinge dei Nassi Hera di Samo Kléobis e Biton di Polymedes Moscophoros


Opere di questo stile

torna indietro: Stili

Tripodi e lebeti del periodo geometrico

Storia dell'arte  >  Stili

Nella scultura in bronzo del periodo geometrico una importante categoria è rappresentata dai tripodi e lebeti, la cui presenza all'interno degli antichi santuari divenne sempre più frequente. 

I tripodi, strutture a tre piedi sorreggenti un recipiente, detto lebete, erano oggetti votivi di grande valore, lussuose versioni di comuni oggetti domestici.

Il lebete, dal greco antico "caldaia", è infatti una conca che serviva per riscaldare acqua, cibi o per lavarsi. Nella sua versione più comune era un semplice bacile di terracotta tenuto appoggiato ad una base o ad un tripode. Nei rituali sacri, nei sacrifici, o in occasioni importanti come le nozze e i funerali, i lebeti vennero usati sempre più spesso come offerte rituali prestigiose, fino ad arrivare ad una produzione specifica di esemplari pregiati destinati ai santuari greci. Citati anche da Omero, erano considerati come simboli di ospitalità o di elogio funebre.  A partire dall'VIII secolo, i tripodi divennero anche, in relazione ai giochi panellenici, importanti premi per i vincitori delle gare atletiche, poetiche o musicali e durante la cerimonia di premiazione il vincitore li offriva agli dei.

Tracce di tripodi monumentali si riscontrano anche in età protogeometrica. Un grande tripode era stato posto davanti all'antichissimo Heròon di Lefkandì, il più antico santuario greco conosciuto.

Nelle versioni in bronzo esistono tipi diversi di lebeti tripodati o forniti di basi, differenziati per stile e tecniche di lavorazione. Il santuario di Olimpia è uno dei siti che offre la documentazione più ricca: vi sono stati ritrovati oltre duecento tripodi ccon esemplari molto grandi, alti oltre un metro e mezzo. Si tratta di oggetti realizzati soprattutto in bronzo, ma anche in rame, che presentano lavorazioni di eccezionale qualità.
Nell'Altis sono stati inoltre ritrovati centinaia di lebeti e tripodi in miniatura, preziosi "modellini" a testimonianza di esemplari perduti.
Un esempio dell'VIII secolo, conservato al Museo Archeologico di Atene è il Piccolo lebete bronzeo alto 14 centimetri. Ha i tre piedi incurvati a S e sulle anse sono modellati due uccelli acquatici dalle forme stilizzate. Questi piccoli oggetti erano offerti come ex-voto nei santuari greci.

Nel Museo di Olimpia, oltre ad alcuni lebeti originali, sia di grandi dimensioni, sia piccoli, sono esposti numerosi piedi e anse che sono appartenuti a lebeti di periodi diversi.

Questi oggetti sono composti di più elementi, ognuno dei quali veniva realizzato a parte. Sono stati infatti ritovati gli stampi per le varie parti: il bacile, le gambe, le anse, gli elementi di raccordo. Una volta eseguiti i singoli pezzi, il bacile veniva fissato alla sua struttura portante mediante piccoli chiodi. Infine venivano applicate due anse, opposte diametralmente.

Nei lebeti di Olimpia, mentre il bacile presenta una superficie liscia, le gambe e le anse sono spesso finemente decorate. La tecnica di lavorazione varia dall'intaglio, all'incisione, allo sbalzo e al rilievo. Sulle anse può essere presente una statuina, ad esempio un cavallino, oppure figure umane.
I soggetti decorativi presenti sui piedi dei tripodi sono simili a quelli del repertorio vascolare: cerchi, spirali, linee spezzate, ecc.; le anse più antiche sono lavorate a traforo e presentano in alto un cavallino. Le anse tardo geometriche sono invece raccordate alle conche tramite statuine umane che le sorreggono.

Una coppia di queste figurine è quella dei due nudi maschili databili alla fine dell'VIII secolo, esposti nel Museo di Olimpia. Uno di questi, secondo alcuni archeologi potrebbe rappresentare uno dei Telchini, nel mito greco demoni che fabbricavano le armi degli dei. L'altra figura indossa un elmo ed è identificato genericamente come un guerriero.

Un altro esempio di queste statuette che ornavano il bordo del bacile o le anse è il bronzetto di Guerriero proveniente da Olimpia. Alto poco più di quattordici centimetri, risalente al 750-725 a. C., il piccolo Guerriero, da alcuni studiosi identificato anche come Zeus in atto di lanciare i fulmini, è un esempio  che mostra una fase intermedia tra lo schematismo del primo geometrico e una ricerca di volume. L'astrazione geometrica ancora presente nell'impianto formale complessivo e nella simmetria della figura ricorda molto quella che caratterizza le decorazionio pittoriche dei vasi del Dipylon. Una maggiore consistenza plastica si coglie invece nelle forme tornite della testa, del bacino e delle gambe, dovuta alla lavorazione a tutto tondo. Ma in questo caso non è ancora presente il dinamismo, la figura è statica.
L'oggetto rappresenta l'unica parte rimasta di un piccolo gruppo scultoreo. Nel pugno chiuso della mano destra alzata si può notare un foro, in cui in origine era inserita una lancia (oggi perduta), o secondo alcuni archeologi, un fulmine. Nel foro della mano sinistra, tenuta lungo il corpo, si inseriva probailmente la briglia di un cavallo, anch'esso perduto. Tali elementi qualificavano la figura come un cavaliere, cioè un personaggio appartenente alla classe dominante.

Ai rari pezzi originali ritrovati dagli archeologi si aggiungono alcune ricostruzioni, realizzate grazie al ritrovamento degli stampi.
E' il caso del grande Tripode di Olimpia, alto oltre in metro e mezzo, che per le forme essenziali, proporzionate ed eleganti sembra un oggetto di design. Si tratta di una copia eseguita dagli studiosi dell'Istituto Archeologioco Germanico negli anni 1971-72 riferita all'originale del IX sec. a. C.
Il bacile rotondo è sostenuto da una struttura composta da tre gambe di forma squadrata e si completa con due grandi anse ad anello, sormontate da due cavallini.

Le superfici delle gambe e delle anse sono interamente lavorate a sbalzo e incisione, con motivi a spirale e zig-zag, in contrasto con la superficie liscia e lucida del bacile.

In seguito la produzione dei tripodi prosegue, sviluppandosi nei raffinati esempi dello Stile Orientalizzante.

A. Cocchi.


Bibliografia:

AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
L. Calò, L'archeologia delle pratiche funeraie. Mondo Egeo. in: Il mondo dell'Archeologia. Treccani.it L'enciclopedia italiana
R. Felsch, Kalapodi, in : Enciclopedia dell'Arte Antica Treccani.
M. R. Poopham, Lefkandi. in: Enciclopedia dell'arte Antica Treccani.
G. Gruben. Il tempio,  in: Storia dell'arte Einaudi.
F. Caruso. Sul Centauro di Lefkandi. Atti del convegno To Aigaio sten Proïme Epoche tou Siderou. Praktika tou Diethnous Symposiou, Rhodos, 1-4 Noembriou 2002. Editore  Panepistimio Kritis (Univeristà di Creta), Atene (GRC) a cura dell'Istituto per i Beni Archeologi e Monumentali (IBAM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Catania.

 


 

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, greca, civiltà, archeologia, scultura, bronzo, arte.

Stile:Arte greca.

Per saperne di più sulla città di: Grecia

 



Per informazioni su questi dipinti clicca qui.

 


Ansa di lebete. (B5449) Inizi dell'VIII sec. a. C. Bronzo. Olimpia, Museo Archeologico.


Tripode. replica da un originale dell'IX sec. a. C. h. 154 cm. Olimpia, Museo Archeologico.


Piccolo tripode. Proveniente dal santuario di Olimpia. Bronzo. VIII sec. a. C. h. 14 cm. Atene, Museo Archeologico Nazionale.


Statuine decorative di anse di lebete. A sinistra: forse uno dei mitici Telchini; a destra: guerriero.(B3390; B5700) fine dell'VIII sec. a. C. Olimpia, Museo Archeologico.


Lebete tripodato.(B 1240) Bronzo. IX sec. a. C. Olimpia, Museo Archeologico.


Statuetta di guerriero (due vedute)Frammento decorativo di ansa di tripode. Proveniente da Olimpia. 750-725 ca.a. C. h. 14,4 cm. Olimpia, Museo Archeologico.

swimme

 

Questo sito utilizza i cookie. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Clicca qui per maggiori informazioni. OK