Botticelli


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Il ritorno di Giuditta a Betulia

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Il ritorno di Giuditta rappresenta un'opera conclusiva della fase di formazione di Botticelli, nella quale l'artista mostra uno stile più autonomo.
Il tema della Giuditta è molto frequente nell'arte del '400. L'eroina biblica è un simbolo di virtù femminile, ma è anche l'emblema del debole che si ribella all'ingiustizia e che diventa forte combattendo per una giusta causa. In alcuni casi, come ad esempio nella Giuditta di Donatello, ha assunto anche un particolare valore politico.
Nell'opera di Botticelli Giuditta è raffigurata mentre ritorna a Betulia di nascosto, dopo aver raggirato e ucciso il suo nemico e con l'aiuto della serva Ambra, porta al suo popolo la testa mozzata di Oloferne. Il ramo di ulivo che porta in mano allude alla Pace che con il suo gesto spietato porta agli Ebrei.
Sullo sfondo si vedono le schiere degli Ebrei che escono dalla loro città per scontrarsi con gli Assiri. Questi ultimi sono schierati con fanti e cavalieri a guardia delle acque che circondano la città assediata.


Emerge già il valore espressivo della linea che contraddistingue l'opera del maestro e che in questo dipinto si muove già con una libertà assoluta. La linea non si limita a costruire forme e figure ma sembra scorrere da sola e giocare liberamente sulla superficie del quadro.
Il linearismo ritmico dei panneggi fluttuanti dei personaggi assume un valore astratto-decorativo come un puro arabesco ed è scorrevole e leggera come una melodia musicale.
La vitalità energica presente nelle opere precedenti, come il san Sebastiano è stata sostituita dalla grazia languida dei volti e del gesti.
La solida plasticità visibile nelle opere giovanili si scioglie in una materia eterea e inconsistente di cui sembrano fatte queste figure, smaterializzate dai solchi serpeggianti delle vesti leggerissime, mosse dalla brezza. Anche il chiaroscuro non viene utilizzato per suggerire i volumi e dare solidità alle forme, ma per scioglierle nei mille rivoli delle mobilissime vesti.

Le due donne si muovono agili, aggraziate e leggere, vaghe e indefinite, come in una danza. Anche le loro espressioni non esprimono la tragedia di cui sono state protagoniste, hanno espressioni dolci, sognanti, di una vaga e indefinita malinconia. Tutto nel quadro è in funzione dell'armonia compositiva, non c'è traccia di dramma o di realismo. Si coglie un totale disinteresse verso il momento angoscioso del delitto e della fuga che rappresenta il significato del soggetto biblico, mentre prevale una visione fantastica e irreale. Botticelli si orienta verso una ricerca di bellezza assoluta, superiore e sacra, tutta mentale, seguendo una sorta di misticismo estetico, dove la componente della malinconia, intesa come vita intellettuale diventa da questo momento uno dei temi dominanti del suo stile.

 

 

A. Cocchi

 

Approfondimenti:Giuditta, Botticelli, pittura, Alessandra Cocchi, .

Stile:Quattrocento.

Per saperne di più sulla città di: Firenze, Uffizi

 



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