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Il martirio di san Matteo

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Il Martirio di san Matteo fa parte della serie di dipinti eseguiti da Caravaggio per la chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma tra il 1597 e il 1603.
In questo caso il momento culminante, già scelto da Caravaggio nella Vocazione di San Matteo, è usato per esprimere la violenza dell'azione, nell'immagine tragica di un delitto.
I personaggi fuggono da tutte le parti, sconvolti, spaventati, ci sono gesti di stupore, di agitazione, di orrore. Il martirio è visto come un fatto di cronaca, un omicidio anonimo. Il santo non è un eroe sacrificato, ma una vittima indifesa che cade malamente, una anziano aggredito in modo brutale. Così rovesciato a terra è anche poco visibile, è un elemento secondario, spostato verso la parte bassa del quadro.
L'assassino è una figura donminante, al centro della scena, attira tutta l'attenzione su di  sè. E' seminudo, dalla corporatura atletica, con la sua capigliatura ricciuta e la fascia in testa ricorda gli eroi delle statue greche. Ma in questo caso il richiamo classico assume una connotazione negativa, indica la crudeltà, l'inguistizia, la violenza, il sacrilegio. L'azione di questo personaggio si compie in chiesa, davanti all'altare e interrompe la messa celebrata dal santo.
Il sacrificio eucaristico della messa si ripete in quello di san Matteo colpito a morte, il sangue che sgorga, rinvia a quello di Cristo sulla croce.
Dall'alto irrompe un angelo, si protende per lasciare la palma del martirio nella mano aperta di san Matteo.
A sinistra, dietro lo sgherro c'è un personaggio con la barba che metre fugge sembra voltarsi per osservare la scena. Ha un'espressione sconvolta, una smorfia di dolore, sembra che stia piangendo: é Caravaggio, il suo autoritratto. Il pittore si inserisce nella scena in mezzo alle altre comparse come se fosse un testimone coinvolto in un episodio tragico. Sembra volerci testimoniare la tragedia della sua attualità, la violenza dilagante del suo tempo. E' una testimonianza viva, piena di consapevolezza della sua realtà.

Dalle radiografie del dipinto sono emerse le precedenti versioni, diversissime da questa, sovrapposte prima di giungere alla scelta finale. Questo dimostra che il dipinto definitivo è stato il risultato di lunghe prove e meditazioni.
L'apparente casualità è costruita su un sapiente equilibrio di pieni e vuoti, masse e piani che si richiamano e si dispongono in un'armonia rigorosa impostata sulle diagonali. La luce esalta i dettagli mentre tutto è immerso nell'ombra, in un gioco di contrasti che rende l'effetto della concitazione e del dramma.

A. Cocchi


Bibliografia e sitografia

R.Guttuso, A. Ottino Della Chiesa. L'opera completa di Caravaggio. Classici Rizzoli, Milano 1965
AA.VV. Caravaggio e il suo tempo. Electa, Milano, 1985
M. Calvesi. Caravaggio. Dossier Art n. 1 Giunti, Firenze 1986
R. Papa. Caravaggio. Gli anni giovanili. Dossier Art n. 217 Giunti, Firenze 2005
R. Papa. Caravaggio. Gli ultimi anni. Dossier Art n. 205 Giunti, Firenze 2004
A. Veca. La natura morta. Dossier Art n. 46 Giunti, Firenze 1990
Keith Christiansen, L'arte di Orazio Gentileschi. in: Keith Christiansen e Judith Mann (a cura di) Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano 2001
J. W. Mann, Artemisia e Orazio Gentileschi in: Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano, 2001
B. R. Benjamin, P. De Montebello, C. Strinati. Premessa in: Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano, 2001
A. Ottani Cavina, Lezioni di Storia delle Arti, Università di Bologna, 1984
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa Bruno Mondadori, Roma 2000
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008

 

Approfondimenti:Caravaggio, martirio, delitto, san Matteo, angelo.

Stile:Barocco.

Per saperne di più sulla città di: Roma

 



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Caravaggio. Il martirio di san Matteo. 1597-1603. Olio su tela. Roma, chiesa di San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli.



 

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