Chagall



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Chagall

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Nato a Vietbsk nel 1887 da Khatskl e  Feige-Ite Chagall, il pittore russo Marc Chagall a soli 19 anni si formò presso il maestro Jehoda Pen, andando contro la volontà di sua madre che preferiva per lui una carriera da contabile o fotografo piuttosto che come pittore.
Pen era un pittore realista che non influenzò lo stile del giovane Marc, ma fu per lui una guida importante per lo sviluppo del suo stile. Il maestro Pen trasmise al suo originale e precoce allievo non tanto delle semplici nozioni tecniche, quanto piuttosto delle suggestioni morali, insegnandogli a concepire l'arte come una forma di espressione assolutamente libera e personale.
La sua famiglia professava la religione ebraica, un aspetto questo della fede da non sottovalutare poiché rimarrà sempre un elemento costante della sua opera, evidente soprattutto nei lavori giovanili, spesso incentrati sui temi religiosi della vita e della morte.

Fin dall'inizio, la pittura di Chagall è molto distante dalla maniera accademica, prediligendo composizioni spontanee e soggetti tratti dalla vita quotidiana. Le sue tele sono abitate da personaggi comuni, espressi con sincerità, lontani da qualsiasi forma di idealizzazione o gradevolezza artificiale.

La prima grande svolta della sua carriera avvenne con il trasferimento a Sanpietroburgo nel 1907. Qui entrò in contatto con Leon Bakst, direttore della Scuola Zvantseva e Matislv Doubzinskj, esponenti del movimento d'avanguardia russo Mondo dell'Arte, che adottavano una poetica tendente al simbolismo.
Per la seconda volta rimase immune ad influenze dirette perchè che dentro di lui si era già innestato quel germe spiritualista che contraddistingue la sua espressione artistica. Il suo  mondo interiore così tenue, sognante e semplice trasuda attraverso le sue tele e trova espressione nel tema simbolico della finestra, sul quale ritornerà  più volte. Si veda in questo senso Veduta dalla finestra a Vitebsk (1908, olio su tela incollata su cartone, 66x56,5)” un 'opera in cui ogni elemento del paesaggio sembra perdere consistenza, assorbito dai colori "visionari".

A causa delle persecuzioni razziali, per sfuggire alla polizia zarista, Chagall fu costretto ad abbandonare la Russia.
Giunse allora a Parigi nel 1910 dove rimase per quattro anni. 
Questo primo soggiorno parigino provocò in lui uno choc emotivo che sarà molto fecondo per la sua pittura: rimase folgorato dinnanzi ai capolavori del museo del Louvre, ammirò Manet, Delacroix e Courbet ma li sentiva troppo “tradizionali” e meno vicini al suo ideale di innovazione. Furono invece gli spettacolari colori dei Fauves: Matisse, Vlaminck, Deraini e Van Dongen che lo turbarono e lo fecero sentire più che mai vicino a loro. La gioiosa luminosità dei colori puri di quelle opere rappresentò il più importante elemento di influenza sulla sua pittura. Una volta interrogato se stesso Chagall cercò un linguaggio artistico nuovo e senza precedenti, espresso senza dubbio in Alla Russia, agli asini e agli altri del 1912, (conservato al Museo Nazionale d'Arte Moderna di Parigi) in cui le figure galleggiano su un fondo nero apparendo leggere, libere e scomposte. Egli percepiva la realtà in modo quasi surreale tanto da ricordare la dimensione onirica.
Nel 1912 lavorò alla Rouche con Modigliani, Soutine ed altri artisti stringendo amicizia con Max Jacob, Andrè Salomon e Apollinaire. Furono gli anni in cui Apollinaire e Picasso ebbero uno stretto rapporto, Chagall però si curò ben poco del movimento cubista che stava dilagando in  Europa.
La città parigina gli offrì la possibilità di mostrarsi al pubblico esponendo alcune opere nei più celebri Salons, così il successo raggiunto gli permise di viaggiare sino in patria che di lì a poco sarebbe entrata in guerra.
Non gli mancò il coraggio di far sentire la sua voce, e a tal proposito dipinse La rivoluzione  (olio su tela, cm.50x100),  che però eseguì molti anni dopo, nel 1937, denunciando e mostrando il clima che respirò nella Russia di Lenin. La sua terra gli regalò la felicità che cercava facendogli incontrare Bella Rosenfeld, che poi sposò.  L'amore a passeggio (1917-1918, San Pietroburgo, Museo di stato) esprime l'amore che nutrì per lei.

Nel 1917 gli fu offerto l'incarico di commissario presso il Ministero delle Belle Arti di Vitebsk, ma declinò la proposta per poter aprire una scuola tutta sua al fianco di Malevic. I rapporti tra i due andarono scemando e ben presto comunicò le sue dimissioni trasferendosi a Mosca per realizzare degli scenari per il teatro ebraico.

Il soggiorno russo finì presto poiché nel 1922 lasciò definitivamente la sua patria e si trasferì a Berlino, un'altra città che entrò di diritto nel suo cuore. Qui ebbe il piacere di conoscere Paul Cassier, il quale si offrì di pubblicare la biografia scritta dallo stesso Chagall, intitolata Ma vie,  accompagnata da incisioni  realizzate di sua mano in acquaforte, una tecnica che lo affascinava molto.

Nel 1923 ritornò a Parigi insieme a sua moglie e la loro bambina. La Parigi che vide non era più quella che aveva lasciato, subentrarono sentimenti di nostalgia e disorientamento, per questo sentì l'esigenza di inserire nelle tele immagini che catturavano l'attenzione dello spettatore senza lasciarlo mai solo. In un periodo storico in cui si manifestavano i principali movimenti di avanguardia riuscì a far valere il suo stile unico ed inimitabile conservando l'originalità della sua pittura.

Gli anni tra il '24 e il '48 l'artista si spostò continuamente tra la Francia e gli Stati Uniti. Il mondo circense è un  soggetto che ricorre spesso nelle sue opere, egli lo frequentava e da spettatore appassionato si lasciò affascinare dalla magia di ogni spettacolo. Di qui deriva la scelta di ritornare ad un tema di carattere popolare intriso di vitalità e trasporto emozionale. Oltre ai momenti di spensieratezza spesi nei tendoni del circo riaffiora il carattere religioso. L'immagine di un Cristo paziente è discordante con i colori che riducono al minimo la sensazione di tragicità e solo Maria sembra curarsi del figlio morto come di fatto accade  in Crocifissione bianca (1938,olio su tela,191x50, Chicago,The Old Institute) intrisa di simboli ebraici e affollata di personaggi disperati che vagano in uno spazio surreale. Ll'artista con questa tela chiarisce l'importanza della fede intesa come unica salvezza dinnanzi alla guerra che verrà.

La morte della moglie, avvenuta agli inizi di settembre 1944 segna una tragica interruzione nel suo percorso umano e artistico, quel lutto lo portò alla depressione e smise di dipingere per circa dieci mesi. Riprese il suo lavoro nel 1945, per curare le scene e i costumi del balletto di Stravinskij l'Uccello di fuoco per il Metropolitan Opera di New York.

Negli anni dopo il 1948, nonostante la notorietà ormai diffusa, Chagall si rifigiò sempre di più nella sua vita privata. Nel 1952 sposò Vave Brodsky; un decennio dopo realizzò per la sinagoga del medical Centre Hadassah, un ospedale di Gerusalemme,  una vetrata che riuscì fortunatamente a salvarsi dai bombardamenti della guerra.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, sino all'anno della sua morte, nel 1985, Chagall continuò ancora a dipingere, godette di fama internazionale e potè dirsi soddisfatto pienamente in quanto era riuscito a farsi amare dal pubblico d'oriente e d'occidente; la sua bravura restò nell'abilità di saper concepire una pittura semplice senza condizionamenti esterni, quasi infantile, nel senso buono del termine.
Pura, spirituale, leggera, pacifica, spensierata è la sua pittura, appassionata e sognande come il gioco di un bambino. Si spense all'età di 97 anni a Saint-Paul de Venice.

M. Ippoliti, A cura di A. Cocchi


 

Bibliografia:

S.De Rosa, Chagall, Giunti
I. F. Walther, R. Metzger. Chagall. Gruppo editoriale L'Espresso. Roma 2001
V. Misiano. Chagall. Dossier Art Giunti, Firenze 1989

 

 

Approfondimenti:M. Ippoliti, Marc Chagall, pittura.

Stile:Novecento.

 



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