Cimabue


Crocifisso di San Domenico Crocifissione di Assisi


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Cimabue

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Cimabue è un artista sul quale cui ancora oggi le conoscenze sono limitate. 

Pochissime sono le sue opere giunte fino a noi e spesso molto rovinate, non soltanto dal tempo ma anche da eventi naturali come l'alluvione di Firenze del 1966 o il terremoto di Assisi. Anche le testimonianze storiche scarseggiano, poichè anticamente, alla sua fama si è sovrapposta quella di Giotto.

Della sua produzione rimangono pochi grandi capolavori che mostrano una straordinaria evoluzione artistica e una grande spinta innovativa.
Già per gli studiosi dei decenni pssati Cimabue è stato considerato soprattutto il capostipite della pittura fiorentina e il maestro di Giotto. Sebbene ancora per molti versi oscura, la personalità artistica di Cimabue è andata meglio definendosi nel corso degli studi più recenti, concentrati sulla pittura del duecento. Sistemi di analisi più moderni hanno anche permesso di identificare con sicurezza alcuni dipinti di Cimabue. Al documentato mosaico di Pisa, eseguito tra il 1301 e il 1302, e appartenente agli ultimi anni della sua vita, vengono accostati altri importanti dipinti, che rivelano una personalità di altissimo livello artistico. Sono Il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo e il Crocifisso di Santa Croce a Firenze, gli affreschi di Assisi, la Maestà di Santa Trinita, la Maestà del Louvre, la Madonna della Chiesa dei Servi a Bologna.
Dall'analisi di questi dipinti si deduce anche che la cultura figurativa di Cimabue non si limita alla sola tradizione pittorica fiorentina, sviluppata in ambito locale, ma è aperta a stimoli esterni, rintracciabili  nell'influsso di artisti come Coppo di Marcovaldo e soprattutto Giunta Pisano, attivo ad Assisi, Bologna, e probabilmente anche a Roma.
Fin dall'inizio della sua carriera Cimabue si allontana dagli elementi un po' statici della pittura locale, più attenta alla fedeltà alla tradizione e all'esecuzione impeccabile, per rivolgersi a stimoli di respiro più ampio. L'impresa artistica più eclatante in quegli anni a Firenze è la decorazione del Battistero con i mosaici, a cui lavorano i migliori artisti fiorentini a partire dal 1225. Nella grandiosa impresa lavorano, tra gli altri, anche Coppo e Cimabue.

La ricostruzione cronologica della vita e delle opere di Cimabue è ancora uno dei più difficili problemi della storia dell'arte.
Secondo gli studiosi, e ricollegandosi alle Vite del Vasari, Cimabue dovrebbe essere nato intorno al 1240-45. La sua bottega, molto probabilmente, era a Firenze e doveva svolgere un'attività molto intensa, poichè in alcune testimonianze risulta che il maestro aveva parecchi allievi.

Unico esempio della produzione giovanile di Cimabue è il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo, opera di altissima qualità.
Il primo documento
che lo riguarda è del 1272. E' un atto in cui risulta che Cimabue, pittore di Firenze è chiamato a Roma, per fare da testimone poichè, su volontà di papa Gregorio X, il patriarca di Gerusalemme stabilisce il passaggio alla regola agostiniana delle monache francescane del monastero di Sant'Andrea delle Fratte. L'atto assumeva un forte peso politico, inserendosi all'interno della spaccatura che stava dividendo l'Ordine francescano nelle fazioni opposte degli Spirituali, seguaci della regola primitiva, e dei Conventuali, più vicini al volere del papa. L'episodio, vista l'importanza dell'evento, fa dedurre che Cimabue a quel tempo era già un personaggio di altissimo prestigio, e mette in evidenza i rapporti tra il pittore e le più alte cariche ecclesiastiche.
Inoltre la sua presenza a Roma rientra in un importante fenomeno culturale. Durante il Duecento, Roma era una tappa frequente per i più noti artisti toscani. Ad esempio, intorno agli anni '30 vi si era fermato anche Giunta Pisano. I soggiorni di pittori forestieri a Roma ha determinato un intreccio di influenze stilistiche particolarmente stimolante. Gli artisti stranieri ricevono l'influsso dell'arte classica e paleocristiana, portandola poi fuori di Roma, ma loro stessi, lavorando nella città, hanno potuto lasciare fondamentali insegnamenti sugli artisti romani o altri attivi nella stessa città.
Non sappiamo se Cimabue in quegli anni si trovasse a Roma anche per qualche lavoro , ma sicuramente da quell'esperienza lo stile di Cimabue ricevette una forte impronta classicheggiante,  come è evidente nel celebre Crocifisso di Santa Croce a Firenze.

Tra il 1277  e il 1280, secondo gli studiosi, dev'essersi svolto il lavoro di Cimabue ad Assisi. Agli stessi anni viene assegnata anche l'esecuzione della Maestà del Louvre.
Intorno al 1285 è probabile l'esecuzione della Maestà di Santa Trinita degli Uffizi.

Risale al 1301 l'atto di incarico dell'Ospedale di Santa Chiara a Pisa, in cui Cimabue viene chiamato ad eseguire un grande polittico per l'altare maggiore della chiesa. Ma l'opera, purtroppo è perduta.

Però in quegli scritti si trova una precisa informazione sull'identità del pittore, è nominato come: Magister Cenni dictus Cimabue, figlio di  Pepi di Firenze.
Un altro documento è costituito da alcuni fogli, datati tra agosto 1301 e febbraio 1302, in cui risulta che il maestro ha lavorato ai mosaici nell'abside del Duomo di Pisa. Cimabue, indicativamente entro il 1301, prosegue e porta a termine l'opera iniziata dal Maestro Francesco, aggiungendo al Cristo in trono già eseguito, le figure della Vergine e di San Giovanni, nel catino absidale.
In un documento della Società dei piovuti di Firenze del marzo 1302 si nominano gli eredi di Cimabue (Cienni pictoris), di qui si desume che la morte del pittore sia avvenuta tra il novembre del 1301 e il marzo del 1302.

A. Cocchi


 

Bibliografia e sitografia

La Nuova Enciclopedia dell'Arte, Garzanti, 1986
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 1, Zanichelli Bologna 2004
A. Tomei. Cimabue. Dossier Art n. 129, Giunti, Firenze 1997
E. Sindona. L'opera completa di Cimabue. Classici dell'arte Rizzoli, Milano 1966
F. Todini. Abita a Firenze un pittore bizantino, in Il romanzo della pittura. Giotto. Suppl. a La Repubblica del 26/10/1988
G. dell'Arti. La bottega di messer Cimabue, in Il romanzo della pittura. Giotto. Suppl. a La Repubblica del 26/10/1988

 

Approfondimenti:Cimabue.

Stile:Gotico.

 



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Cimabue. Angelo. Dett. dell'affresco con la Madonna in trono, quattro angeli e San Francesco. Assisi, Chiesa Inferiore di san Francesco.


Cimabue. Madonna con il Bambino in trono, angeli e profeti. 1285-86. Tempera su tavola. Firenze, Uffizi.

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