Arte Minoica


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Brocchetta di Gurnià

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Uno degli reperti ceramici più belli risalenti al Periodo Neopalaziale è la famosa Brocchetta di Gurnià, un vasetto (1700-1400 a.C.) alto 20 centimetri conservato nell'importante Museo Archeologico di Heraklion.

L'oggetto proviene da Gurnià (Gournia), una località situata nell'area nord-orientale dell'Isola di Creta, presso il Golfo di Mirabello. In epoca minoica, Gurnià è stata una delle poche città di una certa importanza lontano dai grandi centri dell'isola.
L'abitato di Gurnià, unica città cretese ritrovata completa, venne riportato alla luce dall'archeologa americana Harriet Boyd-Hawes, durante una campagna di scavi iniziati nel 1901. Da questo industrioso centro artigianale e commerciale provengono moltissimi oggetti, tra i quali le pregiate ceramiche in Stile Nuovo, di cui fa parte la Brocchetta di Gurnià.

Il vaso, di raffinata fattura, è stato realizzato con il tornio girevole, uno strumento usato dagli artisti cretesi fin dall'epoca dei Primi Palazzi e presenta una forma globulare, che ricorda una cipolla, con una pancia molto sviluppata e due piccole anse rotonde unite ad un piccolo collo.

I colori della pittura si riducono a due sole tinte: il fondo coccio e le figure dipinte in bruno.

La decorazione naturalistica segue una composizione asimmetrica, si basa sull'uso delle linee curve e si adatta alla forma del vaso, seguendo un disegno molto dinamico e avvolgente.
Viene rappresentato un polipo che nuota immerso nel fondale marino e allarga i suoi tentacoli tra alghe, coralli, conchiglie e animaletti acquatici.
Le forme si dispongono in modo molto libero, spostandosi fuori dagli assi di simmetria del vaso. Non c'è una rappresentazione realistica, la natura è stilizzata nelle forme e ripresa nei suoi aspetti essenziali, ma vengono trasmessi con grande sensibilità il senso del movimento e di vita, l'effetto di traparenza e fluidità dell'acqua, la spontaneità dell'animale. I tentacoli sembrano muoversi seguendo l'oscillazione delle onde, la capacità prensile è evidenziata dalle ventose rappresentate con tanti piccoli cerchietti, sulla testa stilizzata, gli occhi, ingranditi quasi come in un fumetto, suggeriscono la vivacità naturale del polipo, che sembra vivere perfettamente in sintonia con il suo ambiente.

Anche se le forme seguono un criterio sostanzialmente bidimensionale e sono realizzate con un solo colore, l'immagine suggerisce anche un senso di spazialità, attraverso accorgimenti come le sovrapposizioni di alcune parti, l'inclinazione della testa del polipo, la visione dal basso che mostra l'attaccatura dei tentacoli, quasi come uno scorcio.

La capacità di cogliere la bellezza della natura rendendo la sua spontanea armonia in modo così semplice e immediato fa di questo oggetto uno dei capolavori più affascinanti dell'antichità.

Il tema e la composizione ha avuto grande diffusione e si trova riprodotto in numerosi esemplari di vasi dipinti fino all'età più tarda.

A. Cocchi


Bibliografia.

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S. Caranzano (a cura di) La civiltà minoico-cretese. Dispensa del Corso di Archeologia dell'Università Popolare di Torino 2010-11

 

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, minoico, civiltà, archeologia, ceramica, mare, polipo, animali, .

Stile:Arte Minoica.

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Brocchetta di Gurnià. Ceramica dipinta in stile marino. 1700-1400 a. C. h 20 cm. Da Gurnià. Heraklion, Museo Archeologico. Creta


Brocca con polipo. Ceramica dipinta in stile marino. 1550-1500 a. C. h 28 cm. Da Paleokastro. Heraklion, Museo Archeologico. Creta.



 

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