Espressionismo astratto



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Espressionismo astratto

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La pittura dell'espressionismo astratto appartiene alla generazione di artisti americani che hanno trasformato l’essenza e la forma della pittura astratta. Intellettuale, pensatore, uomo di grande cultura, amante della musica, della letteratura e della filosofia, Mark Rothko  è uno dei maggiori protagonisti di quel gruppo di pittori americani definiti “espressionisti astratti”. Formatosi a New York durante gli anni della Depressione, il movimento, noto come Scuola di New-York, comprende fra i suoi esponenti Jakson Pollock, Willem De Kooning, Adolf Gottlieb, Robert Motherwell, Franz Kline, Clyfford Still, Mark Rothko, Barnett Newmann.
Per Espressionismo astratto non s’intende tanto uno stile, quanto un processo generico che vede le emozioni espresse attraverso l’azione pittorica.  Sebbene siano tutti influenzati dall’arte europea, specialmente dal Surrealismo e dell’ Espressionismo, le differenze tra questi artisti sono sostanziali ed emergono soprattutto a partire dagli anni Quaranta.
Finchè verso il 1945 si raggiunge un punto culminante. Dalla  grande esperienza creativa dell’Espressionismo astratto si dipartono due strade: l’Action Painting (Pittura d’azione) da un lato, e la Color Field Painting (Pittura a campitura di colore) dall’altro.


La Pittura d’azione, che vede tra i suoi massimi esponenti Jakson Pollock, Willem De Kooning e Franz Kline, interpreta in senso “eroico” l’uomo dell’età dell’angoscia. I segni violenti che attraversano le tele sono espressioni forti, gridate, del disagio, mescolate alla coscienza e alla volontà del cambiamento, i colori sgocciolati e furiosamente aggrovigliati rinviano al groviglio e alla complessità inestricabile dell’esistenza, che si risolve solo nella dimensione magica dell’azione artistica.

Color Field Painting
La Pittura a campiture di colore è invece una pittura “riflessiva”, contemplativa, in cui la forza emozionale del colore assume un ruolo predominante. Ne fanno parte Mark Rothko, Barnett Newmann e Ad Reinhardt.
Contrariamente alla Pittura d’azione, concentrata sull’espressione dell’individuo, la Pittura a campiture si basa su una relazione attiva e profonda tra quadro e fruitore, <> (Rothko). Per questi artisti l’arte non dev’essere esperienza individuale, ma collettiva. Diventa quindi fondamentale la scelta il soggetto,  che dev’essere “tragico ed eterno”, con  un’accezione universale. Scelgono figure simboliche arcaiche poiché credono che il senso tragico dell’esistenza si svela attraverso forme semplici, non narrative. L’assolutezza del colore esprime le emozioni di fronte al mistero della vita.
Il colore  è quasi monocromo, esistono minime partiture del campo d’azione pittorico e i quadri sono di  grandi dimensioni.
Nella lettera-manifesto del 1943 gli artisti dichiarano: <<Noi sosteniamo l’espressione semplice del pensiero complesso. Siamo per la forma ampia, perché essa possiede l’impatto dell’inequivocabile. Desideriamo riaffermare la superficie del dipinto. Siamo per le forme piatte, perché distruggono l’illusione e rivelano la verità>>..
Questa ricerca di una dimensione diversa,  contemplativa diventa mistico-trascendente,  come nella pittura di Rothko, concettuale, come nell’opera di Newman, o fisica-oggettuale come in quella di Reinhardt.

A. Cocchi

 

 



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