Forlimpopoli


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Rocca di Forlimpopoli

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La Rocca di Forlimpopoli

La Rocca di Albornoz

La residenza degli Ordelaffi

La dimora degli Zampeschi

La Rocca dal '600 ad oggi

Bibliografia

 

 

Rocca Albornoziana. Part. degli arconi d'ingresso e torrione angolare. secc.XIV-XVII. Forlimpopoli

 

La Rocca sorge sull'odierna Piazza Garibaldi e fu edificata negli anni compresi fra il 1360 e il 1365 per volere del cardinale Albornoz,  condottiero delle truppe papali e risponde a un preciso piano strategico di conquista militare.

E' formata da una pianta quadrangolare, muri a scarpa con quattro torrioni agli angoli e l’ingresso rivolto a sud.
Al centro vi è una corte, utilizzata un tempo come piazza d'armi.
Nei locali  disposti lungo il primo piano, sono visibili tracce di decorazioni rinascimentali nei soffitti a volta.
Nell’ala est vi è una piccola cappella gentilizia, con affreschi del XVII secolo. Invece a sud, sopra alla porta è situata la più antica delle immagini in pietra con lo stemma del Comune che risale circa alla metà del ‘600.
Nel lato a sud vi è il Teatro Verdi, edificato nei primi decenni del 1800. Esso presenta una cavea a ferro di cavallo con due gallerie sostenute da colonne in ghisa.
Dall’esterno si nota l'ingresso formato da una successione di imponenti archi a tutto sesto che fungono quasi da filtro tra la piazza esterna e la corte della rocca.
L'antica funzione di avanposto militare è evidenziata dall'aspetto severo dell'insieme, dall'assenza di decorazioni sulle pareti esterne e dalle strette finestre che dovevano illuminare le stanze interne.

M. Amaducci, B. Donini, G. Rotondo, B. Siroli

 

La Rocca di Albornoz

 


Rocca Albornoziana. Iniz. 1360. Forlimpopoli

 

La rocca di  Forlimpopoli venne costruita in un momento particolarmente drammatico in cui si assiste alla totale distruzione della città per opera delle milizie papali, affidate al cardinale Egidio d'Albornoz. Con una decisa azione militare, nel 1360 la città venne assediata e invasa. Poi le truppe del cardinale occuparono il Palazzo vescovile, allontanarono il Vescovo e si abbandonarono ai saccheggi, alle violenze e alla sanguinosa strage degli abitanti.
L'edificazione della Rocca è quindi legata a motivi esclusivamente militari e politici, poichè risponde alla volontà di trasformare l'antico centro urbano in un avamposto di importanza strategica voluto dal cardinale Albornoz, una funzione che viene ricordata dal nome Salvaterra con cui venne indicato ilo monumento.
Tra il 1360-61 la fortezza incominciò a sorgere con i materiali recuperati dalle devastazioni della città.
Ma lo svilupparsi della costruzione arrivò ben presto ad inglobare anche un'altro edificio preesistente. Si tratta dell'antica Cattedrale di Santa Maria Popiliense, posta vicino al Palazzo Vescovile, abbattuta probabilmente nel 1363 per far posto alla fortezza.

 

Resti dell'abside della Cattedrale di Santa Maria Popiliense. XI sec. Rocca Albornoz. Forlimpopoli

 

Vennero riutilizzati i materiali di demolizione e le parti del muro della chiesa per completare la cinta muraria. Questi tratti di muratura della chiesa sono visibili tutt'ora in alcune parti della rocca, come ad esempio nel cortile. Nei sotterranei, inoltre, sono rimasti i ruderi del presbiterio della chiesa. I resti della chiesa medievale sono stati scoperti in occasione degli scavi archeologici eseguiti a più riprese tra il 1956 e il 1961 e fra il 1967 e il 1982. Altri scavi nel 1984 e '85 furono realizzati durante i lavori di restauro e risanamento della Rocca. Il materiale archeologico rinvenuto è conservato al Museo ASrcheologico di Forlimpopoli.
Alcune spaccature visibili nella muratura a sud e l'irregolarità dei cammini di ronda, indicano che la costruzione, eseguita a più riprese, ha subito alcune modifiche. Le due torri a est mostrano che in origine avevano forma poligonale, per assumere poi la forma cilindrica che tutt'ora conservano.

 

La residenza degli Ordelaffi

 

Rocca Albornoziana. Particolare di un torrione angolare. secc. XIV-XVII. Forlimpopoli.

 

La ricostruzione della città di Forlimpopoli iniziò a partire dal 1380 sotto la signoria di Sinibaldo Ordelaffi, il quale fece ricostruire i bastioni, ma non esistono informazioni riguardo alla Rocca. Il lavori nel centro urbano terminarono nel 1400. Da questo momento la Rocca si legò ai complessi avvenimenti storici del XV secolo e che videro spesso protagonisti gli Ordelaffi. Nel 1437 è documentato un incendio, provocato nel deposito minizioni della fortezza.
L'aspetto rinascimentale della costruzione cominciò a prendere forma dapprima con l'opera ricostruttiva di Pino Ordelaffi III nel 1471, per poi proseguire con Caterina Sforza. La Rocca di Forlimpopoli assunse così un aspetto conforme alla tipopogia dell'architettura militare romagnola degli anni  1470-80. La sua struttura trova chiari riscontri nelle contemporanee rocche di Imola, Forlì e Dozza.
La Rocca è di forma quadrangolare con robusti muri a scarpa, interamente in mattoni, agli angoli si trovano quattro torri cilindriche. La costruzione si completava con il mastio centrale, che occupava un'ampia superficie della corte, ma che venne abbattuto alla fine del '700.
Le merlature della sommità appartengono al periodo medievale, mentre la copertura dei cammini di ronda con tetto a spioventi contrasta con le esigenze militari tardo quattrocentesche ed è di epoca più recente.

Il corpo interno della rocca, al tempo della dominazione degli Ordelaffi, rappresentava la residenza signorile, ed era composto di due piani. Al piano inferiore si trovavano i locali di servizio, la cantina, i magazzini, la lavanderia e il pozzo. Al piano superiore erano disposti i locali adibiti ad abitazione e ad armeria.

 

 

La dimora degli Zampeschi

 

Rocca Albornoziana. Interno di un torrione. secc.XIV-XVII. Forlimpopoli

 

 

Nel '500 con la signoria degli Zampeschi la città di Forlimpopoli vive finalmente un periodo più pacifico, e ciò ha determinato anche un certo incremento artistico, sostenuto dal mecenatismo locale. Le opere più pregevoli di questo periodo si trovano soprattutto nella chiesa di San Ruffillo, sulla quale gli Zampeschi esercitavano il loro patronato.
Anche la Rocca venne adeguata a tali cambiamenti della vita civile. Alla morte di Brunoro II, l'ultimo membro della famiglia Zampeschi, la trasformazione era stata già compiuta, poichè l'originaria funzione esclusivamente difensiva e militare era  ormai superata.
Durante il XVI secolo la Rocca diventò una dignitosa dimora signorile, pronta ad accogliere una moderna vita di corte. All'interno vennero attrezzati  i locali per usi culturali diversi, come gli spettacoli teatrali e la Biblioteca, ampliata da Brunoro II. I locali restano di dimensioni modeste, ma si impreziosiscono di affreschi, di cui oggi rimangono pochi frammenti. Esisteva anche una cappella di famiglia, nella quale rimangono, frammentari e illeggibili, i resti di un affresco con la Crocifissione, che risale al tempo di Antonello Zampeschi, vissuto tra il 1528 e il 1551. 

 

Crocifissione. 1528-51. Affresco staccato proveniente dalla Cappella gentilizia degli Zampeschi. Museo Archeologico, Forlimpopoli.

 

 

Nella scena erano rappresentati Nella scena erano rappresentati la Madonna, San Giovanni, iSan Rufillo, San Brizio di Tours e due personaggi non più riconoscibili posti ai lati del dipinto. L'affresco è stato rovinato nel 1878 dai lavori di ampliamento del teatro, posto sopra la cappella.
Tra la fine del XVI e durante il XVII secolo continuarono le trasformazioni dei locali interni della rocca.

 

 

La Rocca dal Seicento ad oggi

 

All'inizio del '600 venne realizzata al piano nobile una seconda cappella gentilizia, consacrata all'Eucarestia. Gli affreschi delle pareti rappresentano scene del Vecchio Testamento, legate al tema eucaristico. Sulla volta è raffigurato il Pane degli angeli con una gioiosa composizione di putti svolazzanti tra soffici nuvole su un cielo azzurro.

 

Francesco Longhi (attr.) Il profeta Elia. Affresco. Rocca di Forlimpopoli.

 

 

Sulla destra si trova una scena affollata di personaggi con la Caduta della manna. Sulla sinistra è rappresentata la figura del Profeta Elia, isolata in un paesaggio quasi deserto, con un albero sulla sinistra che fa da quinta spaziale allo sfondo con le montagne in lontananza. Le ridipinture ed i ritocchi di antichi restauri non permettono una chiara attribuzione, anche se si sono riconosciuti alcuni riferimenti all'opera di Francesco Longhi (1544-1618). Il profeta Elia, per lo stile e la tecnica esecutiva, ricorda il San Pietro che figura nella Pala con la Madonna fra i Santi Pietro e Paolo di Longhi, conservata nella Cattedrale di Bertinoro.

Con il procedere del secolo XVII e durante tutto quello successivo la Rocca subisce un lento e costante degrado. La decodenza si ricollega a una situazione generale in cui si assiste a un inarrestabile processo di declino che coinvolge tutte le antiche fortezze. Le loro strutture non rispondono più alle nuove strategie militari e perdono ogni funzione difensiva. Non sono più adatte neppure come residenze, poichè le nuove abitudini di vita richiedono dimore più moderne e confortevoli. Alla fine del '600 la Rocca è trasformata in magazzino, adibita per la raccolta e la vendita del vino.
Dal 1800 fino al 1950 circa, la rocca fu adibita come ricovero per le famiglie meno abbienti nei due piani superiori, mentre i locali del piano terra vennero sfruttati dalle attività commerciali.

Oggi la Rocca ospita i locali del Municipio, il Teatro Verdi, il Museo Archeologico e la sua corte è utilizzata per spettacoli pubblici.

 

A. Cocchi

 


 

 Bibliografia

 

 T. Aldini. Scoperte archeologiche nella Rocca di Forlimpopoli in: La Rocca di Forlimpopoli. Comune di Forlimpopoli. Tipolito "La Pieve", Villa Verucchio, 1990

S. Baldassarri. Il ritorno di San Rufillo. Soc.Tip. Forlivese, 1965
A. Aramini. Storia di Forlimpopoli narrata ai ragazzi. in: Storie Forlimpopolesi - Quaderno n. 2,  1990 circolo culturale AICS Il dibattito

A. Aramini. La decadenza: le fosse, il terraglio e le mura nel XVII secolo. in: La Rocca di Forlimpopoli. Comune di Forlimpopoli. Tipolito "La Pieve", Villa Verucchio, 1990

M. C. Gori. La Rocca "Hordelaffa" di Forlimpopoli. in: La Rocca di Forlimpopoli. Comune di Forlimpopoli. Tipolito "La Pieve", Villa Verucchio, 1990

AA.VV. La rocca di Forlimpopoli, Comune di Forlimpopoli, 1990
T. Aldini. La Chiesa Collegiata di San Rufillo in Forlimpopoli. Nuova Tipografia. Forlimpopoli 1989

 

 

Approfondimenti:turismo, rocca, Albornoz, Ordelaffi, Zampeschi.

Stile:Rinascimento.

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Rocca Albornoziana. XIV-XVII sec. Forlimpopoli

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