Giorgione


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Giorgione

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Poco si sa della vita di Giorgione, primo grande pittore veneto del Cinquecento.
La sicurezza sull’anno della morte, avvenuta nel 1510, deriva da una testimonianza diretta. Il 25 ottobre del 1510, la peste infuria a Venezia ed Isabella d'Este, Marchesa di Mantova, sembra già avere notizia della morte del pittore, come si evince dalla corrispondenza con Taddeo Albano, nella quale vengono anche nominati due dipinti di Giorgione con soggetti notturni, mai identificati. Egli, il 7 novembre, scrive una lettera di risposta alla Marchesa: "ditto Zorzo morì più dì fanno da peste".
Le date di nascita e di morte vengono tramandate dal Vasari, il quale descrive nelle sue "Vite" l'uomo, l'artista ed alcune caratteristiche della sua opera. Seppure sia incerto dove il Vasari avesse preso le informazioni sulla vita del misterioso pittore, la data di nascita, il 1477, sembra verosimile.

Nulla si sa del suo cognome: egli è conosciuto solo come Giorgio, in veneto Zorzo o Zorzi, da Castelfranco Veneto, luogo di nascita, centro agricolo dell’entroterra trevigiano. Pare che l'accrescitivo del nome, Giorgione, gli venga attribuito dal Vasari "dalle fattezze della persona e dalla grandezza dell'animo". Lo storico parla dell'artista come "nato d'umilissima stirpe", fatto che pare essere smentito da Carlo Ridolfi ne "La Maraviglia dell'arte" (1648), ove si scrive che "Giorgione nascesse in Vedelago d'una delle più comode famiglie del contado, di padre facoltoso".

Secondo una romanzesca descrizione nelle Vite di Vasari, Giorgione appare come amante della musica, lui stesso musicista, oltre che appassionato conoscitore della poesia, e delle arti figurative. Per certo sappiamo che Giorgione dipinse quasi esclusivamente per una selezionata committenza patrizia, della quale condivide i gusti raffinati e gli ideali umanistici, preferendo quindi soggetti mitologici o comunque fantastici rispetto a quelli religiosi allora correnti.
Più propenso a rappresentare la natura, Giorgione non è un pittore di "storie", la sua abilità è orientata sulle qualità di fusione cromatica e definizione atmosferica piuttosto che nella costruzione della figura, le sue opere sono più adatte alla destinazione privata. Inoltre i suoi soggetti sono costruiti su significati e allegorie difficili, comprensibili soltanto da pochi intenditori.
Le pale d'altare, i teleri storici e le scene tratte dalla "storia sacra" come il Mosè bambino degli Uffizi o l'Adorazione dei Magi di Londra, non mancano nella sua produzione, e hanno potuto portargli successo sia di pubblico apprezzamento che economico e di riconoscimento professionale, ma Giorgione non ha potuto, (o saputo, o voluto) costruire quei trapporti politico-culturali, in sede ecclesiastica e civica che gli avrebbero permesso di "sfondare" e ottenere commissioni veramente di prestigio.

Il mito di Giorgione, pittore celebre, che  trascorre una vita agiata, frequentando circoli nobiliari, allegre brigate, molte belle donne, è frutto di una visione romantica. La sua posizione marginale rispetto al "grande giro" dell'arte di allora e che oggi lo rende ancora più interessante e pieno di fascino, spiega anche l'incomprensione di questo originale artista.
Giorgione lavora sotto la protezione delle famiglie veneziane dei Contarini, Vendramin, Marcello, che acquistano le sue opere e le ammirano nel segreto dei propri salotti. E' questa una delle motivazioni principali della scarsità di notizie sull'artista e anche della difficoltà di attribuzione per lunghissimo tempo da parte degli storici dell'arte.

In tale contesto risulta particolarmente prezioso il taccuino di Marcantonio Michiel un giovane e colto umanista (vissuto  tra il 1484 ca. e il 1522), amatore d'arte appartenente alla nobiltà veneziana, che dal 1525 annotò nel suo libretto una serie di descrizioni di opere da lui viste nei palazzi dei maggiori collezionisti di Venezia. E' dalla sua testimonianza che si è potuti risalire all'attribuzione di opere sicuramente di Giorgione come la Tempesta e i Tre filosofi.

L'opera di Giorgione, comunque, porterà in Veneto un tipo di cultura classica e naturalistica che avrà importanti conseguenze nella pittura. In breve, grazie al proprio estro inventivo e alle abilità tecnica destinata a diventare uno deri principali punti di riferimento artistico e culturale della città. In essa, tra gli altri, muoverà i primi passi in campo pittorico anche il giovane e promettente Tiziano Vecellio, che nei confronti del maestro rimarrà sempre debitore  di una straordinaria sensibilità per il colore.

A. Cocchi


Bibliografia.

A. Gentili. Giorgione. Dossier Art n.148. Giunti. Firenze, 1999
V. Lilli. L'opera completa di Giorgione. Classici dell'arte Rizzoli.  Milano, 1966
Vasari, Vite, 1568
G. Cricco, F. P. Di Teodoro Itinerario mnell'arte. Vol. 3 Dal Rinascimento al Manierismo. Zanichelli Editore, Ozzano Emilia  2006
Vivere l'arte. A cura di C. Fumarco e L. Beltrame. Vol. 2 Dal Rinascimento al Rococò. Bruno Mondadori Editore, Verona 2008
La Nuova Enciclopedia dell’arte Garzanti, Giunti, Firenze 1986
R. Bossaglia Storia dell'arte. Vol 2 Dal Rinascimento al Barocco al Rococò. Principato Editrice, Milano 2003.
P. Adorno, A. Mastrangelo. Arte. Correnti e artisti vol. II
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol III. Fratelli Fabbri Editori
E. Bernini, R. Rota Eikon guida alla storia dell'arte. Vol. 2 Dal Quattrocento al Seicento. Editori Laterza, Bari 2006
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol. 2 Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Begamo 2006

 

Approfondimenti:Giorgione, pittura, tonalismo, colore, natura.

Stile:Cinquecento.

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Autoritratto nelle sembianze di David, Braunschweig, Anton Ulrich Museum


Veduta di Castelfranco Veneto. La cinta muraria e il monumento a Giorgione.



 

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