Gotico


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La pittura del '200

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La pittura italiana del XIII secolo, solo recentemente riscoperta, testimonia una grande ricchezza culturale e si manifesta in un percorso espressivo molto articolato.

Ciò che meglio caratterizza la pittura duecentesca, specialmente italiana, è la cosiddetta Rinascenza bizantina, corrispondente alla prima metà del secolo XIII, uno dei periodi di maggiore splendore dell'arte bizantina.  Questa fase, oltre a conoscere un evidente sviluppo evolutivo, si apre su un ampio ventaglio di situazioni locali molto diversificate, che vanno dalle interpretazioni popolari e ingenue alle risposte più raffinate ad opera di elevate personalità artistiche.
La diffusione della  Rinascenza bizantina nella prima metà del '200 è vastissima e interessa anche i piccoli centri. La produzione artistica di questo secolo si diversifica inoltre dal punto di vista geografico, perchè comprende zone di influenza diverse. Ma nel complesso rivela una profonda radice estetica e culturale complessiva: l'Italia orientale, la Romagna, l'Italia centrale e meridionale appartengono in pieno alla corrente bizantina.

In pittura, la linea della tradizione bizantina, a partire dalla manifestazione ravennate, continua per tutto il medioevo, rimane sempre imperniata sulla componente classica ed ha permesso di mantenere un'intima continuità nella cultura figurativa attraverso i secoli, fino alla sua riformulazione in chiave rinascimentale. La trasmissione della cultura figurativa classica dovuta all'arte bizantina è un fenomeno di grande respiro, non si limita soltanto all'area italiana, ma si estende a tutto il mondo occidentale.
Tipica dell'espressione bizantina è la potente struttura simbolica, particolarmente complessa e articolata. Il simbolismo bizantino si avvale di concetti di teologia, matematica, geometria, astronomia, alchimia, sapere esoterico, ecc. ed è fondato su significati mistico-religiosi ancora oggetto di studio.

A partire dagli inizi del '400, per una serie di ragioni storiche, la memoria del sapere dei secoli precedenti è andata perduta, la cultura si è sviluppata si una mentalità completamente diversa e si è creata una distanza sufficiente perchè si formasse un'atteggiamento negativo e di rifiuto. Il pregiudizio sulla cultura duecentesca vista come stanca ripetizione di formule, ripetitiva e priva di originalità nasce proprio con il Rinascimento, viene espressa da Ghiberti e dal Vasari e ribadita per secoli, fino al novecentesco Giudizio sul Duecento di Roberto Longhi.

L'influsso della cultura gotica incomincia a farsi sentire intorno alla seconda metà del XIII secolo, quando soprattutto nelle opere di produzione toscana compaiono nuove soluzioni stilistiche: le proporzioni si allungano, le forme diventano più eleganti e dinamiche, i contorni sono caratterizzati da sinuosità e ondulazioni.  Gli esempi offerti dalla scultura, nei capolavori di Nicola e soprattutto Giovanni Pisano, influenzano anche la pittura, con l'introduzione del volume, dei chiaroscuri più graduati e della definizione più attenta dei contorni, secondo un intento di maggiore realismo e concretezza. Anche nella scelta dei colori ci sono delle novità: alla composizione basata su vivaci contrasti, si affianca con sempre maggiore frequenza la sfumatura e i passaggi cromatici più modulati.

Tra le tecniche più usate, accanto ai preziosi mosaici, nel corso del Duecento è molto diffuso l'affresco e soprattutto la pittura su tavola, che orna gli altari introdotti in maggior numero nelle chiese, in relazione al diffondersi del culto dei santi. Si tratta delle pale d'altare, dei trittici, dei polittici e delle croci dipinte.

Per quanto riguarda le rappresentazioni sacre, i soggetti più caratteristici del Duecento sono: la Maestà, in cui figura la Madonna in trono col Bambino, l'Immagine dei santi con scene della loro vita e una nuova formulazione dei crocifissi.

Un'altra importante novità che appartiene alla pittura italiana della seconda metà del Duecento è dovuta alla presenza della committenza laica, che viene ad affiancare quella religiosa. Di conseguenza agli artisti, oltre alle grandi pale d'altare e croci dipinte, vengono richieste anche miniature e dipinti di dimensioni minori, destinate ad uso privato e con soggetti non solo sacri o devozionali ma anche di carattere profano.
Tra i nuovi temi di tipo profano compaiono i soggetti tratti dal mito o dalla storia che celebrano le virtù civili e quelli che si riferiscono ai nuovi ideali cortesi e cavallereschi.

Alcuni tra i principali interpreti di questo stile, in passato identificato come "maniera greca" del '200, sono i maestri attivi in area toscana come: Giunta Pisano, i Berlinghieri, Coppo di Marcovaldo, il Maestro Alberto, Cimabue, Duccio di Buoninsegna. Appartenenti invece alla scuola romana di matrice più classicheggiante, troviamo: Pietro Cavallini, Jacopo Torriti, Filippo Rusuti.

A. Cocchi


Bibliografia

F. Todini. Abita a Firenze un pittore Bizantino. La "maniera greca" di Cimabue. in: Il romanzo della pittura. vol.I Giotto e i maestri del Trecento. Suppl. a La Repubblica. 1988
R. Longhi. Giudizio sul Duecento e ricerche sul Trecento nell'Italia centrale. Sansoni, Firenze 1939-1970
La Nuova Enciclopedia dell'Arte. Garzanti 1986
M. Rotili. La pittura romanica nell'Italia Centro-meridionale. in: I maestri del colore. n. 210 F.lli Fabbri editori.
F. Negri Arnoldi. Storia dell'Arte. Vol. I. Gruppo editoriale Fabbri. Milano 1985

 

 

Approfondimenti:pittura, Giunta Pisano, Cimabue, Duccio, Alberto, Cavallini, Torriti, Rusuti, Berlinghieri, Coppo di Marcovaldo, .

Stile:Gotico.

 



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Coppo di Marcovaldo. Maestà. Tempera e oro su tavola. Orvieto, Museo dell'Opera del Duomo


Bonaventura Berlinghieri. Dittico della Crocifissione e della Madonna col Bambino e santi. 1255 circa. Tempera e oro su tavola. 103 × 122 cm. Firenze, Uffizi



 

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