Goya


Il 3 maggio 1808 La famiglia di Carlos IV


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Goya

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Francisco Goya è un artista di cultura illuminista, ma romantico per temperamento. Segue sempre l'imperativo di progredire su di sè, con una continua ansia di superare i propri limiti, ha una grande volontà di essere sè stesso con totale libertà espressiva anche se questo poteva dare fastidio. Goya è pienamente inserito nella sua attualità, con la sua opera ha lasciato una testimonianza drammatica delle vicende della Spagna dei suoi tempi.
Il suo stile è inconfondibile, molto personale, svincolato da ogni ideale accademico di bellezza o convenienza. Per dar forma alle proprie emozioni, esperienze e alla propria immaginazione non poteva più contare sul linguaggio tradizionale, quindi crea un nuovo modo d'espressione, pieno di grinta, vivace, ironico. E' anche molto versatile, aperto a tutte le possibilità sa passare da visioni delicate e serene a un divertito umorismo, al grottesco, al tragico e all'orrore.
Goya nasce a  Fuendetodos, presso Saragozza nel 1746.  Proviene da una famiglia modesta, il padre è un artigiano decoratore. Partecipa a concorsi e borse di studio per l'Accademia di Madrid senza successo.
Nel 1771 al ritorno da un viaggio in Italia ha la prima commissione importante: la decorazione per la chiesa di Nuestra Señora del Pilar a Madrid. Poi seguono altre decorazioni murali.
Nel 1774, per interessamento di R. Mengs e del cognato (già pittore affermato) Francisco Bayeu, ottiene l'incarico di dipingere i Cartoni per l'arazzeria reale. Sono oltre 60 dipinti, realizzati in 18 anni, rappresentano scene di vita madrilena interpretate in modo sereno e vivace. Piacquero molto agli aristocratici di corte e segnano l'inizio del suo successo.
Nel 1789 è nominato pittore del re. Realizza molti ritratti della famiglia reale - tra cui  il celebre dipinto La famiglia di Carlos IV - e degli aristocratici in cui manifesta una straordinaria capacità di introspezione psicologica.
Nel 1792 è colpito da una malattia  che lo lascerà quasi completamente sordo. La sordità lo isola in parte dal mondo che lo circonda, ma acuisce in lui lo sguardo, e certamente, la sua immaginazione. La sua curiosità aumenta straordinariamente, dipinge numerosi ritratti di amici e conoscenti che sono esempi della sua grande capacità psicologica e raffinata tecnica che accrescono il suo prestigio.
Il 1799 è l'anno in cui Goya realizza alcuni dei suoi più importanti ritratti reali.
Sia Carlo IV che la regina Maria Luisa sembrano avere per lui particolare stima e il suo nome compare con frequenza nella documentazione di palazzo. I ritratti equestri dei sovrani dipinti all'Escorial durante l'autunno sono ancora una volta un omaggio a Velàzquez, così come le due coppie di ritratti in piedi, uno con il re in tenuta da caccia e la regina con mantiglia, l'altro con ambedue in vestiti da corte. Tra il 1800 e il 1801 dipinge La famiglia di Carlos IV (Madrid, Prado) il più celebre dei suoi ritratti dei reali di Spagna.
Nel 1808 con l'invasione delle truppe napoleoniche, inizia il periodo più difficile della vita di Goya, che diventa testimone angosciato delle sanguinose repressioni del popolo spagnolo. Il 2 di maggio del 1808 si verifica una sollevazione del popolo contro Napoleone: inizia così la "guerra dell'indipendenza", drammatica rivoluzione che avrà importantissime conseguenze nell'arte di Goya.
La dura realtà della guerra lo mette in contatto con l'aspetto irrazionele della natura umana, con la crudeltà, la violenza, l'orrore e l'ingiustizia. Tutte le speranze nella possibilità di trasformazione del mondo - e soprattutto della Spagna, arretrata e superstiziosa - si disfano davanti a una realtà di mostruosa evidenza. I francesi, modello di quanto di positivo e razionale si desiderava in Spagna, diventano i nemici, i violentatori, gli autori di rapine e omicidi senza ragione alcuna. Per Goya questa cupa esperienza sarà definitiva. Un vento di tragedia scuote la sua opera, e la sua fiducia nel potere della ragione e dei "lumi" inizia a incrinarsi. Il suo atteggiamento negli anni della guerra è un po' ambiguo, e traduce il suo strazio profondo e il suo disincanto. Nei primi mesi dell'occupazione Goya va a Saragozza per fare il Ritratto del generale Palafox, eroico difensore della città, tornato a Madrid, giura fedeltà la nuovo re Giuseppe Bonaparte, che lo riconferma nel suo ruolo di pittore di corte.  Ma contemporaneamente i llustra con una serie di incisioni: I disastri della guerra, tutti gli episodi di violenza, crudeltà e sadismo. Sono immagini molto crude con cui fa una denuncia disperata contro la guerra che lo ha lasciato sconvolto. Per esprimere il suo orrore, Goya mette a disposizione tutta la sua maestria tecnica e la sua straordinaria capacità. Ispirandosi alle incisioni di Rembrandt, realizza immagini di una forza allucinante, dove il bianco e il nero della stampa diventano veicolo di un'emozione umana e drammatica, commovente.
Accanto a queste, durante la guerra Goya dipinge anche una serie di piccole tele con lo stesso spirito amaro e pessimista sono scene di prigionia, assassini, fucilazioni, violenze, ma anche di degrado morale come prostitute e ruffiane, o anche nature morte che hanno una presenza angosciosa.
Finita la guerra Goya cerca di dimenticare gli orrori, di ricostruire la sua vita.
Nel 1814, prima del ritorno di re Ferdinando VII, Goya si offre al Consiglio di Reggenza per tealizzare tele sugli episodi più importanti dell'insurrezione contro Napoleone le tele saranno: Il 2 maggio 1808 e Il 3 maggio 1808. In questi capolavori Goya apre una strada che è già quella dell'espressionismo moderno. Non esita a deformare la realtà per intensificare il valore di ciò che rappresenta. Sono opere molto comunicative, che trasmettono un'emozione particolarmente diretta.
Il re Ferdinando torna trionfante a Madrid, ma si affretta ad abolire la Costituzione, a ristabilire l'Inquisizione e instaurare una violenta repressione contro gli spiriti aperti e liberali. Negli anni seguenti alla restaurazione, Goya, caduto in sospetto presso gli ambienti della corte, preferisce appartarsi. In quegli anni difficili Goya torna a dipingere ritratti, di se stesso e di persone a lui care, e alcune opere di carattere religioso.
Nel 1819 si ammala gravemente, ma si salva grazie alle cure del medico Arrieta, poi decide di ritirarsi nella sua casa di campagna: la ''Quinta del sordo''. Qui dipinge le pareti con immagini tragiche, ossessive: quasi il riflesso delle visioni della sua mente angosciata. Sono le Pitture nere della Quinta del sordo, immagini che sembrano allucinazioni, mostrano rituali di stregoneria, sabba, apparizioni sataniche e scene di brutalità.
Nel 1824 Goya lascia la Spagna e si stabilisce a Bordeaux, qui riesce a superare la crisi e dipinge alcune delle opere più liriche e distese, come La lattaia di Bordeaux, un ritratto femminile dal tono dolcissimo, di grande sensibilità. Nelle opere degli ultimi tempi Goya ritrova un'energia nuova, sperimenta una tecnica audacissima, con pennellate vibranti e luminose che anticipano il futuro Impressionismo.
Muore a Bordeaux il 16 aprile 1828.

A. Cocchi



Bibliografia e sitografia:

La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 1986
O. Rossi Pinelli David e l'arte della rivoluzione francese in: Dossier Art n. 37, Giunti Firenze, 1989
AA.VV. moduli di arte - E - Dal neoclassicismo alle avanguardie. Electa - Bruno Mondatori, 2000

 

 

 

Approfondimenti:Goya, Spagna, pittura, formazione, psicologia, malattia, ritratto, Napoleone, stampa, realtà.

Stile:Romanticismo, Preromanticismo, Neoclassicismo.

 



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Francisco Goya. La vendemmia. Cartone per gli arazzi reali. 1786. Olio su tela. cm. 24X37 Williams-Town, Sterling and Francine Clark Art Insitute


Francisco Goya. Autoritratto con gli occhiali. 1798. Olio su tela. Castrees, Musée Goya


Francisco Goya. La Maja desnuda. 1800-03. Olio su tela. cm. 97X190. Madrid, Prado


Francisco Goya. Majas al balcone. 1805-12. Olio su tela. cm. 195X125,5 New York, Metropolitan Museum of Art


Francisco Goya. Il Duca di Wellington. 1814. Olio su tela. Londra, National Gallery



 

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