Gentileschi Orazio


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Giuditta e la serva

Storia dell'arte  >  Artisti

Il soggetto del quadro realizzato da Orazio Gentileschi nel 1608-09 circa, è riferito a un episodio contenuto in uno dei testi biblici esclusi dal canone principale. Narra la vicenda della vedova ebrea Giuditta che salvò il suo popolo dagli Assiri. La citttà di Betulia, assediata dagli Assiri era ormai alla resa quando Giuditta escogitò un piano. Abbigliata con le sue vesti migliori, insieme alla sua serva entrò nel campo nemico e si fece portare dal generale Oloferne, con la scusa di volerlo aiutare. Il generale, conquistato dalla sua bellezza la invitò a un banchetto nella sua tenda. Giuditta fece ubriacare Oloferne e quando cadde sopraffatto dal vino, la donna gli prese la spada, gli tagliò la testa e tornò dai suoi con la testa del nemico come trofeo. Approfittando dello scompiglio dei soldati nemici che si trovarono senza guida, gli Ebrei insorsero e sconfissero gli Assiri.

Giuditta è un'eroina molto rappresentata nell'arte del Rinascimento. Le versioni più note sono quelle di Botticelli, di Michelangelo e di Donatello.
Orazio sembra ispirarsi all'episodio dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina, ma l'interpretazione è molto originale. Egli mostra le due donne che si fermano un momento prima di scappare, per gettare uno sguardo dentro alla tenda. Giuditta tiene ancora in mano la spada e tranquillizza la serva che si volge inquieta, mettendole una mano sulla spalla. Anche la luce sembra fissare le figure sulla scena, la ricchezza dei colori e la stesura sciolta danno densità e compattezza alle forme.
L'effetto è quello di un'azione sospesa, ma l'effetto di tensione viene stemperato dalla solidarietà che si instaura tra le due donne. Le due protagoniste, infatti appaiono unite dalla complicità, nonostante il contrasto tra le diverse condizioni sociali (evidenziato dalle vesti). La sciarpa candida della serva Abra, in contrasto con l'asciugamano insanguinato allude al contrasto tra la purezza del gesto eroico e la malvagità del tiranno.
Il ripetersi delle diagonali, i colori smaglianti, la morbidezza degli incarnati, il riflesso metallico della spada sono tutti elementi che rinviano ai valori contrastanti rintracciabili nel racconto biblico, ma sono organizzati poeticamente. L'attenzione sugli effetti psicologici ed estetici più che su quelli drammatici allontana la visione dei Orazio da quella della figlia Artemisia. Anche in questo quadro Orazio si è servito di modelli dal vero, ma ha rasformato le fisionomie in tratti più classicheggianti.

A. Cocchi


Bibliografia e sitografia

A. Lapierre Artemisia Mondadori 1999
AA.VV. Caravaggisti Dossier Art n. 109, Giunti,  Firenze 1996
Keith Christiansen, L'arte di Orazio Gentileschi. in: Keith Christiansen e Judith Mann (a cura di) Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano 2001
J. W. Mann, Artemisia e Orazio Gentileschi in: Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano, 2001
B. R. Benjamin, P. De Montebello, C. Strinati. Premessa in: Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira editore, Milano, 2001
La Nuova Enciclopedia dell'arte, Garzanti, 1986


 

Approfondimenti:Orazio Gentileschi, Gentileschi, donna, Giuditta, pittura dal vero.

Stile:Seicento.

Per saperne di più sulla città di: Oslo

 



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Orazio Gentileschi. Giuditta e la serva. Part. 1608-09 ca. Olio su tela. cm. 136X160. Nasjonalgalleriet, Oslo


Orazio Gentileschi. Giuditta e la serva. 1608-09 ca. Olio su tela. cm. 136X160. Nasjonalgalleriet, Oslo


Orazio Gentileschi. Giuditta e la serva. Part. 1608-09 ca. Olio su tela. cm. 136X160. Nasjonalgalleriet, Oslo

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