Rinascimento


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La pittura fiamminga nel Rinascimento

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In Europa, negli anni '20 del XV secolo si sviluppa un fenomeno artistico importante: l'arte fiamminga, che avrà conseguenze importanti anche sulla pittura italiana.

Le Fiandre nella prima metà del XV secolo atraversano un periodo di grande prosperità economica, in particolare si contraddistinguono alcuni centri molto ricchi, come:


Lo stile fiammingo sembra avere origine a Bruges,per opera soprattutto di tre maestri:

Obiettivo fondamentale di questi maestriè la rappresentazione dettagliata del visibile combinata con il ricco simbolismo medievale della loro cultura.

 

La tecnica della pittura fiamminga

 

Fondamentale, per la pittura fiamminga è la tecnica della pittura a olio, che permette di ottenere nuovi risultati e indirizza lo stile. 

Per tradizione, Jean Van Eyck è considerato l'inventore della pittura a olio, anche se conoscenze su procedimenti analoghi si trovano tra i pittori romani, greci, bizantini e medievali.
La pittura a olio di Jean Van Eyck non è esattamente quella che intendiamo noi oggi. È una sorta di tempera grassa. Si tratta di un composto formato dalle stesse terre macinate usate per fare le tempere, mescolate con l'uovo, e incorporate con una sostanza oleosa essiccante, in genere l'olio di lino.
Il pigmento così ottenuto non si usava direttamente sul supporto. Prima veniva stesa sulla tavola una preparazione in gesso bianco, poi, eseguito il disegno, il colore era steso per velature successive e si vedevano in trasparenza i vari strati. Non si arrivava subito al risultato voluto, ma si procedeva per sovrapposizioni successive, con tempi di esecuzione piuttosto lunghi.
Lo stile fiammingo, grazie anche alla tecnica che permette una precisione notevole, è uno stile molto analitico. La caratteristica predominante è una ricerca pittorica, uno studio dettagliatissimo dei particolari anche minimi, descritti con tutte le sottigliezze e ottenuti grazie all'uso della lente d'ingrandimento. Questo nuovo strumento, insieme ad altri strumenti ottici, per la sua utilità in molti campi diversi, si è rapidamente diffuso nel corso del XV secolo e rappresenta una delle più importanti applicazioni degli studi sull'ottica, già sviluppati fin dal '300.

In queste opere prevale la descrizione, non c'è la sintesi, l'armonia della visione italiana rinascimentale, ci si perde nei particolari. Nella pittura fiamminga al posto della visione sintetica e globale tipica del'arte rinascimentale, con un punto di vista unico a cui si sottopongono tutti gli elementi della visione, prevale una concezione atomistica, non c'è un unico punto di vista prospettico, ogni elemento è osservato analiticamente e singolarmente, poi associato agli altri in una miriade di dettagli. Il fascino di queste opere sta proprio in questa ricchezza di elementi da osservare, scoprire e ammirare e nella gamma molto ampia dei colori brillanti. Nei particolari spesso si rivelano dei simboli  pieni di significato e brani altamente poetici.

Fondamentale, per l'arte fiamminga, è la luce che si distribuisce in maniera uniforme nella scena rappresentata e unifica tutto. Invece nella pittura rinascimentale italiana la luce è individuata con una sorgente e un raggio di incidenza precisi che crea delle ombre e valorizza i volumi, inoltre ogni cosa viene unificata dai raggi visivi della prospettiva. 
Lo spazio, che per la pittura quattrocentesca italiana è perfettamente misurabile e chiaro (perchè risponde a regole scientifiche) e permette una visione totale, nella pittura fiamminga è indefinito e multidirezionale, sembra cambiare continuamente all'interno di un quadro come quando ci si muove.
Il colore, reso brillante dalla tecnica ad olio, nelle opere fiamminghe è sviluppato in una gamma ricchissima di toni e sfumature diverse, al contrario della sobrietà e degli accostamenti calibrati della pittura italiana.

Negli anni '30 del '400 l'arte fiamminga raggiunge un altissimo livello di apprezzamento fino a diventare un punto di riferimento fondamentale per la pittura di tutta l'Europa.

Da Bruges il nuovo stile si diffonde nel resto d'Europa, soprattutto in Germania, Francia, Svizzera e Austria (che poi diventano nuovi centri di produzione) attraverso le opere di questi primi maestri e dei loro allievi, spesso acquistate dai mercanti per le corti straniere. Molte opere finiscono anche in Italia, specialmente a Genova, Venezia, Firenze, Urbino e Napoli.

Verso la metà del '400 si intensificano scambi reciproci tra la cultura artistica fiamminga e quella delle varie corti signorili italiane. In Italia sono diversi gli artisti che vengono influenzati dai maestri fiamminghi. Ad esempio sono tra questi: Filippo Lippi, Beato Angelico, Domenico Veneziano, Piero del Pollaiolo, Piero della Francesca e molti altri, fino a Botticelli, Leonardo e Raffaello.

Firenze e la Toscana hanno svolto un ruolo importante nei rapporti di scambio culturale con le Fiandre: molti mercanti toscani e banchieri fiorentini risiedevano nei Paesi Bassi. Bruges, in particolare, era la sede della più importante filiale della banca dei Medici ed era quindi molto frequentata da uomini d'affari provenienti da Firenze. Un altro esempio è Giovanni Arnolfini, un mercante di tessuti lucchese trasferitosi a Bruges dal 1420. E' ricordato soprattutto per essere stato effigiato  nel celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck. Tutto questo ha favorito un fiorente mercato d'arte tra i Paesi Bassi e l'Italia, i mercanti italiani compravano quadri fiamminghi e li portavano in Italia, viceversa, portavano nelle fiandre lo opere degli artisti italiani.

 

A. Cocchi

 

 

Approfondimenti e sintesi

 

 

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Il Quattrocento italiano e la pittura fiamminga.

 

 

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Napoli e la pittura fiamminga

 

 

 

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Gli artisti stranieri presenti in Italia nel '400

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, pittura fiamminga.

Stile:Rinascimento.

 



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Robert Campin. Annunciazione di Merode. 1427 ca. Olio su tavola, 64,1x117,8 cm. New York. Metropolitan Museum of Art



 

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