Tardogotico



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Tardogotico

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Per il periodo che va dalla metà del Trecento alla metà del Quattrocento spesso si usano terminologie diverse per indicare l’ultima fase stilistica del gotico.
"Tardo gotico", "Gotico internazionale" o "Gotico fiorito" sono i tre termini più utilizzati per indicare questo periodo.
Il primo termine è di facile comprensione.
Anche il secondo si comprende facilmente dalla circostanza che il gotico, in questo secolo, è davvero uno stile che egemonizza tutta la scena europea.
Con il termine "Gotico fiorito", usato spesso in architettura, si vuole denotare in particolare la tendenza a moltiplicare le nervature che definivano le membrature architettoniche che sorreggevano una volta, fino a creare un arabesco che ha solo valenze decorative e non certo strutturali.

In pittura il Tardo gotico deriva soprattutto dallo stile di Simone Martini, che durante la sua permanenza ad Avignone nell'ultimo periodo della sua vita ha avuto una forte influenza sugli artisti francesi, derterminando lo sviluppo della nuova corrente.

L’arte Tardogotica si diffonde soprattutto nelle corti europee: è l’età dei castelli, che non hanno più solo funzioni militari sul territorio, ma assumono sempre più l’aspetto di grandi e lussuose residenze nobiliari.
In queste corti l’arte ha un pubblico essenzialmente laico: è costituito dai nobili, cavalieri e dame, protagonisti e fruitori di quel mondo cavalleresco, e dell’amor cortese, che si ritrova nella letteratura e nell’arte del tempo.
In effetti, dopo la scomparsa dell’impero romano e dell’arte classica, è questo il primo vero periodo artistico "laico" dell’arte europea, laico non tanto per i contenuti, ma soprattutto per il pubblico al quale si rivolge.
L’arte esce fuori dalle chiese e compare negli spazi privati dei nobili e della emergente borghesia cittadina. Ed anche le tipologie degli oggetti d’arte tende a cambiare: non più solo affreschi o statue, la cui funzione rimane essenzialmente legata a quella degli spazi pubblici, ma l’arte tende a manifestarsi soprattutto nei gioielli, negli arazzi, nei libri miniati, in quegli oggetti, cioè, che costituiscono i patrimoni privati.

Il Tardogotico in Italia trova, come centri più vitali, quelli collocati in area settentrionale, soprattutto nel periodo della seconda metà del Trecento.
In quest’area si trovano le città che hanno, in questo momento, la maggiore floridezza economica e culturale, quali Bologna, sede della più antica università italiani, Venezia, con la sua repubblica che si estende su buona parte dell’Adriatico e del Mediterraneo orientale, o le grandi corti quali Milano con i Visconti o Verona con i Della Scala.
Il resto dell’Italia, nella seconda metà del Trecento, non vive invece una situazione favorevole all’arte.
In Toscana gli effetti della peste nera hanno prodotto una crisi che perdurerà per buona parte del periodo.
Roma vive un periodo di abbandono, per effetto del trasferimento della sede papale ad Avignone. Il papa farà ritorno a Roma nel 1377, in una città che richiese una profonda opera di rinnovamento urbano, i cui segni si cominciano a manifestare in campo artistico solo nella prima metà del XV secolo.
A Napoli e nell’Italia meridionale la situazione di grande incertezza politica, dovuta alla travagliata fine della dinastia angioina, pure produsse effetti negativi sul piano dell’arte, che iniziò anche qui a rinascere solo intorno alla metà del XV secolo con l’affermarsi della dinastia aragonese.

La scomparsa del Tardogotico in Italia ha avuto date molto differenziate.
Avvenne prima in Toscana, perché qui si affermò, prima che altrove, la nuova arte del Rinascimento.
E la maggior distanza da Firenze, il baricentro dal quale si irradia la nuova arte, determina anche la maggiore durata dell’arte del Tardogotico.
In sostanza, in molte aree italiane, soprattutto quelle più periferiche, l’arte del Tardogotico a volte sopravvive anche fino alla fine del XV secolo, per essere infine sostituita dall’arte rinascimentale che, nel corso del XVI secolo diverrà lo stile artistico dell’intera Europa.

A. Cocchi

 

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