Tecniche artistiche


Arte della Fotografia I cantieri edili nel Medioevo Il collage Il rilievo schiacciato La prospettiva Manoscritti e miniature Tecnica del Niello Tecnica dell'affresco Tempera su tavola


torna indietro: Argomenti

La prospettiva

Storia dell'arte  >  Argomenti

Una volta realizzata, graficamente, pittoricamente o attraverso la scultura, una prospettiva si identifica con un'illusione ottica. Cioè è l'immagine deformata dello spazio che la nostra visione ci restituisce. Ha un aspetto fisiologico e un aspetto geometrico.
L'aspetto fisiologico è legato al funzionamento dei nostri occhi e del nostro cervello. Il nostro occhio vede perchè riceve i raggi luminosi provenienti dall'esterno e li raccoglie, attraverso la pupilla e il cristallino, sulla retina, dove si forma l'immagine.

 


Andrea Pozzo. Apoteosi di Sant'Ignazio. Affresco. Roma, Chiesa di sant'Ignazio.


Il funzionamento è simile a quello di un apparecchio fotografico. La pupilla funziona come un obiettivo,  il cristallino è una lente naturale che serve per la messa a fuoco, e la retina è la nostra lastra fotosensibile. I raggi raccolti dall'occhio formano un cono visivo che ha il vertice dentro l'occhio, esattamente in un punto detto fuoco. Ogni distanza e ogni punto che vediamo all'esterno si rovescia all'interno del nostro occhio perchè viene raccolto in questo cono dei raggi visivi. Il nostro cervello elabora gli stimoli ricevuti e ci restituisce la percezione dell'immagine.

Ma la prospettiva non è solo un fatto fisiologico, è anche un sistema di rappresentazione geometrico.
Precisamente è un sistema per rappresentare lo spazio (tridimensionale: altezza, larghezza, profondità) su un piano (bidimensionale: altezza e larghezza). Quindi il problema più grosso è proprio in questa differenza: come riuscire a "far vedere" la terza dimensione, cioè la profondità, su un supporto ha due dimensioni soltanto. 

Nell'arte si trova praticamente sempre l'esigenza di rappresentare lo spazio. Fin dai graffiti preistorici, già troviamo delle testimonianze che mostrano come gli uomini hanno cercato di rappresentare figure, oggetti o animali, nello spazio. Gli stessi problemi se li sono posti gli artisti delle antiche civiltà, come anche nell'antica Grecia e nell'antica Roma. Ci sono delle pitture sorprendenti per gli effetti di profondità nell'arte romana. Mostrano vedute di giardini, architetture, sfondi di città con effetti di profondità visiva molto efficaci.
Nel Medioevo lo spazio è rappresentato in maniera diversa, si usano delle immagini che somigliano molto alle assonometrie, ma comunque si tratta sempre di effetti di profondità visiva.

Per arrivare alla prospettiva geometrica bisogna andare nella Firenze del Rinascimento. Qui, a partire dal '400 tutti gli artisti si interessano di prospettiva, cercano di rappresentare geometricamente e illusivamente su due dimensioni le tre dimensioni spaziali. Il primo che è riuscito a inventare le regole geometriche per una costruzione prospettica esatta è stato Filippo Brunelleschi, uno dei maggiori architetti italiani, a cui si devono importanti monumenti fiorentini, tra cui la famosa Cupola di Santa Maria del Fiore.
C'è stato poi un altro artista che ha studiato il sistema brunelleschiano e ha voluto scrivere in un trattato le regole esatte della prospettiva, rendendole più chiare e semplici. Si tratta di Leon Battista Alberti, colto umanista e architetto autore, tra le altre opere, del Tempio Malatestiano di Rimini. Intorno al 1435 Alberti ha descritto nel suo Trattato della pittura, tutto il sistema geometrico e costruttivo della prospettiva centrale.
Dopo di lui queste regole sono state ancora studiate e perfezionate, fino ad arrivare ai sistemi che usiamo noi.
Comunque un'altra cosa da considerare è che la prospettiva è un sistema astratto di regole geometriche. Cioè, per quanto un disegno fatto in prospettiva geometrica sia somigliante alle immagini che vediamo, esso non è mai uguale alla realtà, perchè la prospettiva fisiologica è sempre più perfetta e complessa. Quindi tutte queste regole sono solo una semplificazione, una riduzione rispetto all'immagine visiva vera e propria.

Infatti noi abbiamo due occhi e non uno solo, per cui le immagini di ognuno e tutti i punti sui nostri coni visivi si fondono in una terza immagine finale rielaborata dal nostro cervello.
Poi noi abbiamo una messa a fuoco: cioè vediamo solo un punto a fuoco e tutto il resto sfuocato. Inoltre non abbiamo un occhio fisso, come viene inteso dalla prospettiva geometrica, ma mobile. Infine, le linee che vediamo in realtà sono curve, perchè la superficie retinica è sferica e non piana, le linee visive vengono "raddrizzate" dal cervello, ma non del tutto.

Tuttavia, pur senza essere perfetta, la prospettiva geometrica è uno strumento utile. Come pensavano nel Rinascimento, serve per rappresentare le cose in profondità e quindi ci permette di "misurare" e conoscere tutto lo spazio, con quello che c'è dentro. Con la prospettiva si può progettare qualunque cosa che sia pensabile geometricamente.

 

A, Cocchi

 

Approfondimenti:prospettiva, tecnica, disegno, progetto, .

 



Per informazioni su questi dipinti clicca qui.

 



 

Questo sito utilizza i cookie. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Clicca qui per maggiori informazioni. OK