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Il mistero dell'Arlesiana

Storia dell'arte  >  Artisti

Un saggio dello studioso Antonio De Robertis.

Il mistero delle cinque versioni del Ritratto di Madame Ginoux. Una scoperta che rivoluziona la storiografia vangoghiana. 

Finora di questo quadro si conosceva solo la scarna storia dal catalogo De La Faille del 1928, che lo faceva provenire dalla vedova di TheoVan Gogh, poi a Eugène Druet, che lo vendette nel 1912 ad H.P.Bremmer. Dimostro, in questo saggio  che una quinta versione dell’Arlesiana, segnalata da tutta la storiografia finora esistente come andata persa, non sarebbe invece mai esistita.

Analizzando con molta attenzione rari documenti degli archivi Vollard,Bernheim- Jeune, Druet 5 di Parigi e dei musei olandesi  Van Gogh e Kroller-Muller, sono riuscito a ricostruire il dna dell’Arlesiana di Roma, fotografata su una parete della galleria Druet, durante una esposizione di 52 quadri di Van Gogh nel novembre 1909,6 e segnalata in catalogo al n.18 con lo strano titolo: ”Lavandière7 di proprietà di Joachim Gasquet,8 che risulta proprietario anche del n.17: ”Le pin”, quadro che la moglie Marie Girard 9 sosteneva di aver ricevuto nel 1891 dal figlio del dott. Peyron, direttore dell’asilo di S.Rèmy, a cui Van Gogh l’avrebbe donato,10  ora al museo d’Orsay e nel 1993 ritenuto falso da Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt,11 due specialisti, che tacciano la signora come ”questionable”.
Con queste premesse, non era facile mettere ordine nella provenienza fin qui confusa  di uno dei soli 2 quadri di Van Gogh di proprietà dello Stato italiano.
12

Per un’opera avvolta per più di 100 anni dalle nebbie del tempo e con una tale pregiudiziale provenienza, legata ad un possibile falso, non capivo bene all’inizio a chi dovevo credere, ma non mi sono perso d’animo e con rigore filologico ho cercato il bandolo della matassa.
Theo non ha mai ricevuto l’Arlesiana di Roma
13 e quindi dovevo ricostruire la sua storia, antecedente alla foto del 1909, ben 19 anni di black-out,perché dal 1909 in poi i passaggi di proprietà, indicati dal De La Faille sono esatti.
La regola principale alla quale mi attengo con ostinazione è che i quadri, al contrario dei santi, non hanno il dono dell’ubiquità,
14 e in mancanza di fotografie o di titoli significativi, come spesso succede, bisogna fare chiarezza fra ambigue segnalazioni. Come nel caso dei due libri vendite e acquisti15 della galleria Vollard alla fine ‘800, dove il titolo”Arlesienne” viene spesso usato per quadri dove è ritratta genericamente una donna e questo è un fattore depistante. Più ordinato l’archivio Bernheim- Jeune,16 dove c’era l’abitudine di accompagnare l’acquisto o la vendita dei quadri con una documentazione fotografica, rilevante anche nell’archivio Druet-Vizzavona.17
Peccato che la dirigenza attuale della galleria Bernheim-Jeune di Parigi abbia precluso agli studiosi la consultazione,18 determinante quando si debba ricostruire il pedigree di opere, vendute dalle case d’asta con prezzi a otto cifre di euro.
La frequente presenza negli archivi di quadri col titolo “Arlesienne”, nonché la consapevolezza che un quadro così emblematico non sarebbe sfuggito alla cattura da parte di speculatori, che fin dalla fine dell’800 si erano messi alla ricerca dell’oro vangoghiano,
19 mi hanno fatto intuire che il quadro perso fosse stato quasi subito ritrovato.
Difatti nei libri contabili di Vollard risulta l’acquisto in data 17 ottobre 1895 di “Arlesienne”dalla famiglia Ginoux.
Per esclusione l’unica delle sei versioni che in quei giorni poteva essere nelle mani dei Ginoux è quella ora esposta alla GNAM
20 di Roma. Che è anche quella più preziosa, poiché Van Gogh regalava ai suoi modelli sempre l’originale, facendo spesso altre copie per il fratello e per amici pittori, come Gauguin e Bernard.

 

La ricostruzione particolareggiata della storia del quadro è evidenziata dallo schema delle provenienze di tutte e sei le versioni esistenti e dalla documentazione di catalogo e fotografica della mostra da Druet del novembre 1909, dove sono indicati (con pallino rosso) alcuni quadri che sono risultati in anni recenti in odore di falsità.21

Anche l’Arlesiana di Roma presenta indizi poco chiari, come le misure diverse dalle altre tre versioni, il viso più schiacciato giapponesizzante, forse debordante dai contorni del disegno originario,22 i libri di colore verde e ridotti di dimensioni e infine la preparazione della tela, che è di tipo industriale,23 contrariamente alle abitudini del pittore. Nasconde anche un segreto, che è già stato rivelato ai raggi x, eseguiti dal museo nel 1988, quando nella capitale ci fu una grande mostra su Van Gogh 24: sotto la pellicola pittorica del quadro, realizzato di getto e senza pentimenti non viene segnalata la traccia a carboncino, eseguita da Van Gogh a decalco dal disegno originale di Gauguin, che vale di più di una firma.25 Fui il primo a segnalare questa metodica di Van Gogh nel passaggio dai disegni preparatori ai dipinti, nella stessa scala, già il 23 gennaio 1995 con una nota Ansa ripresa il giorno successivo da ben otto quotidiani nazionali.26

Nell’ultimo catalogo dei quadri di Van Gogh del Kroller-Muller Museum di Otterlo, pubblicato nel 2003 27 il curatore spiega che la versione di Arlesiana esposta nel suo museo rivela ai raggi x i contorni a carboncino del volto e addirittura dei confini del disegno originale e si auspica che la verifica venga estesa alle altre tre versioni, quella di Roma, quella di San Paolo del Brasile e quella andata in asta da Christie’s il 2 maggio 2006.28

Potrebbe essere ora il momento giusto.

 

 

LA PROVENIENZA DI TUTTE LE SEI VERSIONI DELL’ARLESIANA (MADAME GINOUX), DA ME RIVISTA E AGGIORNATA.


Premessa:

Il mio studio parte dal presupposto che il 5 novembre 1894 Vollard vende ad Auguste Bauchy 29  tre quadri di cui uno col titolo molto ben individuato:” Femme dans un fauteuil”.30
Nel catalogo delle circa novecento opere a olio di Van Gogh, questo soggetto non è frequente, per cui è stato abbastanza facile delimitarlo, al punto di riuscire a individuare per esclusione di quale quadro si trattasse.
Da uno screening accurato è risultato che solo nove quadri entrano in gioco e di questi solo uno poteva trovarsi nella galleria Vollard a quella data in vendita.

 

FEMME DANS UN FAUTEUIL (POSSIBILI QUADRI DI VAN GOGH CON QUESTO TITOLO)

 

1) F503JH1646 a Vollard da Roulin nel 1900,31 poi a T.Duret nel 1901 32

 

Le cinque Berceuse

 

2)F504JH1655 a Bernheim-Jeune da Jo nell’aprile 1907 33

 

3)F505JH1669 a Vollard da Roulin nel 1900 34

 

4)F506JH1670 da Gauguin a Vollard nel 1899 35

 

5)F507JH1672 da Jo Bonger Van Gogh allo Stedelijk museum dal 1945 36

 

6)F508JH1671 dal Père Tanguy al conte De La Rochefoucauld 1892 37

 

 

Le due Arlesiane

 

7) F488JH1624 è l’unico che può essere da Vollard il 5 novembre 1894 col titolo: ”Femme dans un fauteuil” e il 5 marzo 1895 col titolo: ”Arlesienne”, venduto dalla madre di Bernard per 150 fr 38

 

8) F489JH1625 a Schuffenecker da Theo il 21 settembre 1890, tenuto fino aprile 1908.39

 

9) F431JH1519 La Mousmé da Jo Bonger Van Gogh a C.M. Van Gogh nel maggio 1909 40

 

Quindi se F488JH1624 è da Vollard il 5 novembre 1894, non può essere il quadro di Arlesiana che la famiglia Ginoux vende a Vollard il 17 ottobre 1895, come indica Walter Feilchenfeldt41.
Facendo uno screening del posizionamento di tutte le altre cinque versioni dell’Arlesiana alla stessa data, vediamo che l’unica disponibile è la versione F540JH1892 della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Ora possiamo ricostruire la provenienza di tutte e sei le versioni.




PROVENIENZA DI TUTTE LE SEI VERSIONI DELL’ARLESIANA

 

1) F488JH1624 - METROPOLITAN MUSEUM NEW YORK.

 

Theo Van Gogh? 42 In giacenza dal père Tanguy (prestato per la mostra da Le Barc de Boutteville 1892)?43 Emile Bernard, venduto il 14 agosto 1894 o il 5 marzo 1895”Arlesienne” a: Vollard,venduto il 5 novembre 1894 col titolo: “Femme dans un fauteuil”a: Auguste Bauchy e affidato il 12 agosto 1895 a Chaudet,44  che lo rivende a: Vollard,che lo vende nell’agosto 1897 alla collezionista danese Alice Ruben-Faber 45 per la sorella Ella, che lo vende a: Bernt Gronvoldt 46 nel 1912

 

2) F489JH1625 - MUSEE D’ORSAY PARIGI

 

Theo a Emile Schuffenecker il 21 settembre 1890,insieme ad un altro quadro per 300 fr (nel 1893 fotografato sulla rivista Le Coeur,nella collezione Schuffenecker).47 Schuffenecker a Carl Sternheim nell’aprile 1908 dove era in esposizione nella Galleria Zimmerman di Monaco di Baviera. 48

 

3)  F540JH1892 - GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA ROMA

 

1890 Perduto da Van Gogh il 22 febbraio,mentre si recava ad Arles per donarlo alla signora Ginoux 49 e poi recuperato.

1895 17 ottobre, venduto dai Ginoux (via Laget) 50 a Vollard per 60 fr+10 fr di provvigione, col titolo:”Arlesienne”.

1899 7 gennaio la madre di Bernard vende a Vollard col titolo errato “Arlesienne”60x50 (vendita 3423) ”Ritratto di donna di Anversa” F 207 51 che ha le stesse misure per 150 fr.

Sul libro acquisti di Vollard risulta:”Acheté à Mad. Bernard à Colombes 52 Arlésienne par Van Gogh 150”

Dal libro vendite di Vollard risulta poi:

1900 21 febbraio venduto da Vollard a Bernheim Jeune per 500 fr:  "Peinture à l'huile. Arlésienne avec coiffe apuyée ...; fond rouge,  50 x 60 cm"

1900 23 febbraio venduto da Vollard a Bernheim Jeune anche F 207 per 300 fr,col titolo errato:”Arlesienne 50x60”53 Ante 1909 venduto da Bernheim Jeune,forse direttamente a Joachim Gasquet 54 appare per la prima volta fotografato in una mostra del novembre nella galleria di Eugène Druet a Parigi, col n.18 di catalogo indicato di proprietà Gasquet,come il n.17 (Le pin).55

Quest’ultimo nel De La Faille risulta ceduto nel 1891 dal figlio del dott Peyron a Marie Girard poi maritata Gasquet 56 ma Dorn e Feilchenfeldt sostengono trattarsi di un falso,57 forse costruito con la complicità di Schuffenecker,che risulta proprietario già l’anno precedente,per averlo prestato ad una mostra nella galleria Zimmermann di Monaco di Baviera. 58

1909 Gasquet lo vende a Druet

1912 Druet lo vende a H.P.Bremmer 59

 

4)  F541JH1893 MUSEO KROLLER-MULLER OTTERLO

 

Theo a Albert Aurier domenica 6 luglio 1890 o nell’agosto 1890 60

Eredi Aurier a H.P.Bremmer nel 1914 61

Non esiste però nessuna prova definitiva che Aurier abbia avuto questo quadro, né tantomeno che provenga dagli eredi. Dobbiamo fidarci di una annotazione scritta nel 1915 in un inventario redatto da H.P.Bremmer,in cui annota che gli eredi gli hanno confermato la provenienza da Aurier.62 A conferma di ciò si segnala che Aurier incontra Vincent e Theo il 6 luglio 1890 63 e poi forse Theo alla fine di agosto,64 per affidargli la stesura della biografia di Vincent,alla quale Aurier si dedicherà fino alla morte per febbre tifoidea,sopraggiunta il 5 ottobre 1892.65 E’ comunque inquietante che nel giugno 1914 Bremmer possegga ben 2 versioni quasi identiche, F540 e F541. Questa circostanza può alimentare il sospetto che una delle 2 possa essere un falso ricavato dall’altra.66 La cosa intriga per il fatto che Bremmer fu poi coinvolto nel 1930 nel processo a Berlino per lo scandalo dei 33 falsi Van Gogh, commercializzati da Otto Wacker, 67 molti dei quali da lui autenticati. en inteso io mi sono convinto della autografia di entrambi, a per scrupolo spingerei gli attuali detentori delle versioni di Roma e di Otterlo a fare indagini esaustive, he tolgano ogni ossibile dubbio sulla loro autenticità.

 

5)  F542JH1894 MUSEO DI SAN PAOLO DEL BRASILE

 

Johanna Van Gogh Bonger a Paul Gauguin nell’aprile 1894.68

Gauguin a Vollard via Chaudet,circa fine del 1900(vendita 3909) :”  Acheté de Chaudet (f.100) (No.3909) "Tète d'Arlésienne. fond rouge, 64 x 54 Vollard a Bernheim Jeune, dopo marzo 1901 (risulta ancora di Vollard nel marzo 1901 nella mostra da Bernheim Jeune, n.14 di catalogo)69 Bernheim Jeune a Cassirer nell’ottobre 1909. Tilla Durieux –Cassirer 70

 

6) F543JH1895 GIA’ COLLEZIONE BALKWIN NEW YORK 71

 

Johanna Van Gogh Bonger a Bernheim Jeune nell’aprile 1907.72

Da dove proviene l’ARLESIANA di Roma?La sua prima apparizione è in una mostra a Parigi del novembre 1909 presso la galleria Druet,come risulta da una fotografia,nella quale appaiono parecchi altri quadri, qui sotto indicati con pallino rosso,che sono a forte rischio di falsità.Si sa,da una intervista rilasciata dalla pittrice Judith Gérard nel 1931,73 che Eugène Druet teneva nel suo studio dietro la porta una copia dell’autoritratto di Van Gogh,detto Bonzo da lei ricavata per studio dall’originale in possesso di Gauguin e che Druet spacciava in quella mostra per autentico Van Gogh.Druet lo aveva acquistato da Amédée Schuffenecker, che lo aveva manipolato, per trasformarlo in un falso,dopo che la Gèrard glielo aveva venduto nel 1902. Questo è il clima che si respirava in quella mostra.

A. De Robertis


Articolo gentilmente concesso dall'autore, tratto da: A. De Robertis Il mio Van Gogh. - Saggi brevi e non, pubblicato nel 2007.

NOTE:

1) Vedi anche VAN GOGH,IL QUADRO SCOMPARSO E’ SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO,Stilearte n.100,luglio-agosto 2006,pagg.43/45.Finora si era pensato che le versioni fossero 5.Invece sono solo 4.

2)E’uno dei soli 2 quadri di Van Gogh esistenti in musei italiani.L’altro è il Giardiniere,pure alla Gnam.

3)Per farle un dono,dopo la sua partenza da Arles.

4)Sopravvenne una delle ricorrenti crisi,dovuta al suo momentaneo ritorno ad Arles,per incontrare gli amici.

5)Archivio Vollard e Druet Vizzavona,presso il museo d’Orsay,archivio Bernheim- Jeune,presso la sede dell’omonoma storica Galleria d’arte,gestita dagli eredi sigg,Dauberville.

6) Cinquante tableaux de Vincent Van Gogh.

7)Titolo improprio,perchè la ritratta madame Ginoux gestiva con il marito il bar ristorante della stazione.

8)Poeta provenzale,fu il primo biografo di Cézanne.

9)Donna affascinante,nata a Saint Rèmy,nota per aver vinto più volte il Felibrige,una sorta di certamen storico-linguistico provenzale,molto conosciuto e apprezzato all’epoca.Divenne poi famosa scrittrice di romanzi e fino alla morte direttrice della casa editrice francese Flammarion.

10)Vedi catalogo De La Faille

11)Vedi: Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt, Genuine or Fake? On the history and problems of Van Gogh connoisseurship, in Kōdera/Rosenberg 1993, pp. 263-307.

12)Il quadro fu comprato nel 1962.

13)Vedi: Chris Stolwijk e Han Veenenbos, a cura di, The Account Book of Theo van Gogh and Jo van Gogh-Bonger, in Cahier Vincent 8, Leiden, 2002

14)Molte volte mi imbatto in quadri che vengono segnalati dalla storiografia ufficiale in due luoghi differenti nello stesso periodo.

15) Archivio Vollard,presso il museo d’Orsay

16) archivio Bernheim- Jeune,presso la sede dell’omonoma storica Galleria d’arte,gestita dagli eredi sigg,Dauberville.

17) Druet Vizzavona,presso il museo d’Orsay.

18)Dopo la vicenda  in Francia del Jardin à Auvers.

19)Vollard in testa.

20)Sta per Galleria Nazionale d’arte moderna

21)Vedi fotografie nella cronistoria dei girasoli Yasuda.

22)Le quattro versioni esistenti mostrano fra di loro differenze soprattutto nel viso.

23)Sappiamo che Vincent aveva l’abitudine di farsi inviare la tela in rotoli dal fratello Theo.

24)Vedi catalogo De Luca-Mondadori 1988,pag.303

25)Vedi capitolo:La tecnica usata da Van Gogh e da Gauguin per trasferire sulla tela gli studi preparatori di nuovi dipinti,sia nella stessa scala che in scala doppia

26)Idem

27) Jos Ten Berge, Teio Meedendorp, Aukje Vergeest e Robert Verhoogt, The Paintings of Vincent van Gogh in the Collection of the Kröller-Müller Museum, Amsterdam, 2003,pagg.342-343.

28)Aggiudicazione per 32 milioni di euro

29)Proprietario del Cafè du varietè di Parigi

30)Donna seduta in poltrona.

31)Dai libri contabili

32)Idem

33)Vedi: : Chris Stolwijk e Han Veenenbos, a cura di, The Account Book of Theo van Gogh and Jo van Gogh-Bonger, in Cahier Vincent 8, Leiden, 2002,pag.176

34)Dai libri contabili

35)Idem

36)In prestito permanente,offerto dall’ing V.W.Van Gogh

37) Di proprietà di Emile Bernard,fu acquistato dal conte per la cifra esorbitante di 600 franchi,come aiuto mascherato.

38)Ma Benoit Landais sostiene con forza che si tratta di un falso Schuffenecker.

39)Vedi: : Chris Stolwijk e Han Veenenbos, a cura di, The Account Book of Theo van Gogh and Jo van Gogh-Bonger, in Cahier Vincent 8, Leiden, 2002,pag.167 e Susan Alyson Stein, a cura di, Van Gogh. A Retrospective, New York, 1986. [Antologia di contributi su Van Gogh apparsi sino al 1964],pag.237

40)Vedi: : Chris Stolwijk e Han Veenenbos, a cura di, The Account Book of Theo van Gogh and Jo van Gogh-Bonger, in Cahier Vincent 8, Leiden, 2002,pag.172

41)Nel suo recente libro Only by appointement,Thames&Hudson,Londra 2006

42)Non è provato

43)Idem

44) Era un mercante d’arte su cui si appoggiava Gauguin.

45)Collezionista danese

46)Pittore-collezionista danese

47)Vedi: : -Chris Stolwijk e Han Veenenbos, a cura di, The Account Book of Theo van Gogh and Jo van Gogh-Bonger, in Cahier Vincent 8, Leiden, 2002,pag.167

- Susan Alyson Stein, a cura di, Van Gogh. A Retrospective, New York, 1986. [Antologia di contributi su Van Gogh apparsi sino al 1964],pag.237

-Antoine de la Rochefoucauld, Émile Schuffenecker, in Le Coeur, Parigi, luglio 1894

48)Vedi: Walter Feilchenfeldt, Vincent van Gogh & Paul Cassirer, Berlin. The Reception of Van Gogh in Germany from 1901 to 1914, in Cahier Vincent 2, Zwolle, 1988,pag.99

49)Vedi lettera del dott.Peyron a Theo del 24 febbraio 1890

50) Laget era un giornalista locale di Arles,che si occupava anche di mediazioni per la vendita di quadri.

51)Vedi catalogo De La Faille

52) Località periferica di Parigi,nei pressi si Asnières,dove viveva la famiglia Bernard.

53)Dai libri contabili.

54)Vedi catalogo De La Faille

55)Vedi catalogo della mostra Cinquante tableaux de Vincent Van Gogh

56)Vedi catalogo DeLa Faille

57)Vedi: : Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt, Genuine or Fake? On the history and problems of Van Gogh connoisseurship, in Kōdera/Rosenberg 1993, pp. 263-307.

58)Vedi: : Walter Feilchenfeldt, Vincent van Gogh & Paul Cassirer, Berlin. The Reception of Van Gogh in Germany from 1901 to 1914, in Cahier Vincent 2, Zwolle, 1988,pag.110

59)Vedi:Jos Ten Berge, Teio Meedendorp, Aukje Vergeest e Robert Verhoogt, The Paintings of Vincent van Gogh in the Collection of the Kröller-Müller Museum, Amsterdam, 2003,pagg.341-343

60)Vedi: Susan Alyson Stein, a cura di, Van Gogh. A Retrospective, New York, 1986. [Antologia di contributi su Van Gogh apparsi sino al 1964],pag.234 e Jos Ten Berge, Teio Meedendorp, Aukje Vergeest e Robert Verhoogt, The Paintings of Vincent van Gogh in the Collection of the Kröller-Müller Museum, Amsterdam, 2003,pagg.341-343

61) Idem,pagg.428-440

62)Idem,pag.343

63)Era una domenica e Vincent arrivò da Auvers.

64) Theo scrisse una lettera a Aurier,dopo la morte del fratello,per convincere Aurier a scrivere una biografia,fondata sulle lettere.

65)Morì giovanissimo,all’età di 24 anni.

66)E’ certamente singolare il fatto che un critico d’arte chiacchierato,possegga in contemporanea 2 versioni quasi identiche dello stesso soggetto.

67)Vedi: Walter Feilchenfeldt, Van Gogh Fakes: The Wacker Affair, in Simiolus, 4, Amsterdam, 1989

68)Vedi lettera di Gauguin alla vedova Van Gogh dell’aprile 1894,con cui reclamava alcuni quadri,che Van Gogh gli aveva regalato e che non ave va mai ritirato.

69)Vedi catalogo di Julien Leclercq, con prefazione di, Vincent van Gogh, Galerie Bernheim-Jeune, Parigi, 1901

70)Era la moglie del gallerista berlinese Paul Cassirer.Vedi: : Walter Feilchenfeldt, Vincent van Gogh & Paul Cassirer, Berlin. The Reception of Van Gogh in Germany from 1901 to 1914, in Cahier Vincent 2, Zwolle, 1988,pag.103

71) Venduto da Christie’s il 2-5-2006

72)Vedi: : Chris Stolwijk e Han Veenenbos, a cura di, The Account Book of Theo van Gogh and Jo van Gogh-Bonger, in Cahier Vincent 8, Leiden, 2002,pag.177

73) Judith Gérard, Dans le maquis des faux, in Comoedia, Parigi, 10 dicembre 1931. [Intervista con G. Poulain]

 


 

 

Approfondimenti:Van Gogh, falso, pittura, mercato dell'arte, .

Stile:Ottocento.

 



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Madame Ginoux


L’Arlesiana,Gnam-Roma


Paul Cézanne,Vecchia con rosario


Van Gogh,Lavandaia


Femme dans un fauteuil(possibili quadri di Van Gogh con questo titolo) 1)F503JH1646 a Vollard da Roulin nel 1900,(31) poi a T.Duret nel 1901 (32)


2)F504JH1655 a Bernheim-Jeune da Jo nell’aprile 1907 33


3)F505JH1669 a Vollard da Roulin nel 1900 34


4)F506JH1670 da Gauguin a Vollard nel 1899 35


5)F507JH1672 da Jo Bonger Van Gogh allo Stedelijk museum dal 1945 36


6)F508JH1671 dal Père Tanguy al conte De La Rochefoucauld 1892 37


7)F488JH1624 è l’unico che può essere da Vollard il 5 novembre 1894 col titolo:”Femme dans un fauteuil”e il 5 marzo 1895 col titolo:”Arlesienne”,venduto dalla madre di Bernard per 150 fr 38


8)F489JH1625 a Schuffenecker da Theo il 21 settembre 1890,tenuto fino aprile 1908.39


9)F431JH1519 La Mousmé da Jo Bonger Van Gogh a C.M. Van Gogh nel maggio 1909


1) F488JH1624 - METROPOLITAN MUSEUM NEW YORK.


2) F489JH1625 - MUSEE D’ORSAY PARIGI


3) F540JH1892 - GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA ROMA


4) F541JH1893 MUSEO KROLLER-MULLER OTTERLO


5) F542JH1894 MUSEO DI SAN PAOLO DEL BRASILE


6) F543JH1895 GIA’ COLLEZIONE BALKWIN NEW YORK 71



 

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