Vuolvinio


Altare d'oro di Sant'Ambrogio Lato anteriore: le Storie di Cristo Lato posteriore: Storie di Sant'Ambrogio Lati minori: le croci Le reliquie nell'altare Sant'Ambrogio


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Lato posteriore: Storie di Sant'Ambrogio

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Il lato posteriore dell'Altare di Sant'Ambrogio è in argento con dorature su alcuni particolari, ed è rivolto verso l'abside, quindi viene riservato esclusivamente al clero ed a coloro ai quali era concesso di vedere la tomba del santo patrono.
Presenta la stessa divisione in tre parti del fronte anteriore già preso in analisi. Al centro vi sono i due sportelli che chiudono la finestrella del reliquiario, ciascuno decorato da quattro medaglioni: i due in alto presentano  un arcangelo ciascuno (Michele a sinistra e Gabriele a destra); i due in basso raffigurano  scene di omaggio: Ambrogio che incorona Angilberto che gli presenta l'altare,  a sinistra,  e Ambrogio che incorona Vuolvino magister phaber, che lo venera, a destra. In questi ultimi due medaglioni quindi sono rappresentati il committente da una parte e l'artefice dell'opera dall’altra.

Il tondo con Ambrogio che incorona Vuolvino è forse il primo autoritratto dell'arte altomedievale, segno di un'autocoscienza del tutto nuova: l'artista, infatti, ora non è più un semplice strumento della gloria divina, ma è un individuo a cui lo stesso Ambrogio, che è un santo, rende omaggio, confrontato con l'arcivescovo Angilberto che, in quanto chierico, dovrebbe essergli superiore, ma viene comunque ritratto nella medesima posa.

I pannelli laterali rappresentano dodici scene con le Storie di Sant'Ambrogio, ma questa volta la lettura procede, sempre partendo dal basso, da sinistra a destra saltando da un pannello all'altro e riprendendo nella fila superiore a destra. Le scene della vita di S. Ambrogio, rispetto a quelle della fronte anteriore, si svolgono inoltre in un racconto più scandito e vi sono presenti figure più compatte e uno sfondo più neutro.
Le scene raffigurate da Vuolvino e suggerite dal colto vescovo Angilberto, erano spesso inedite, per cui dovette egli stesso inventarsi come sistemarle narrativamente, poiché non ebbe a disposizione alcun precedente iconografico già definito. Ecco alcune delle scene rappresentate nell’altare, volute da Angilberto:

• L'elezione divina di Aurelio Ambrogio e quindi della stessa Chiesa milanese, nella scena del Miracolo delle api. Mentre Ambrogio ancora un bambino e dormiva nella sua culla messa provvisoriamente nell'atrio del Pretorio, all’improvviso uno sciame di api si posò sulla sua bocca, qui esse entravano ed uscivano liberamente, senza che Ambrogio se ne accorgesse. Dopo di che lo sciame si levò in volo salendo in alto scomparendo alla vista di coloro che erano presenti. Suo padre, impressionato da questo avvenimento miracoloso, avrebbe esclamato «Se questo mio figlio vivrà, diverrà sicuramente un grand'uomo», il che effettivamente avvenne.

•  Ambrogio richiamato a Milano o forse la cavalcata da Roma a Milano, miracolosamente durata pochi minuti, fatta per riuscire a celebrare la messa in tempo.

• I Funerali di San Martino (San Martino di Tours è un santo che si dedicò strenuamente alla lotta dell'arianesimo);

• Il ritrovamento del chiodo: Ambrogio stava camminando per Milano, quando avrebbe trovato un fabbro che non riusciva a piegare il morso di un cavallo: in quel morso Ambrogio riconobbe uno dei sacri chiodi con cui venne crocifisso Gesù Cristo. In seguito a diversi passamani, adesso un potenziale "chiodo della crocefissione" è tutt'ora appeso nel Duomo di Milano, a grande altezza, sopra l'altare maggiore.

• La battaglia di Parabiago: ove, Ambrogio, si dice, sarebbe apparso il 21 febbraio 1339, durante la celebre e omonima battaglia. Il santo, cavalcando a dorso di un cavallo e sguainando una lunga spada, mise paura alla Compagnia di San Giorgio, comandata dal famoso Lodrisio Visconti, permettendo alle truppe milanesi del suo fratello Luchino e di suo nipote Azzone di vincere. Per commemorare tale fatto, se pur leggendario, fu edificata a Parabiago la Chiesa di Sant'Ambrogio della Vittoria e, nell’altare a Milano, gli è stata dedicata una formella.

• L’occupazione della basilica: Ambrogio combatté a fondo sia l'arianesimo che il paganesimo. In particolare, per combattere l'arianesimo, giunse a colpi di mano per occupare le chiese di Milano. La corte imperiale di Milano era schierata apertamente con gli ariani ed è famoso il racconto in cui, assieme ai confratelli, "occupa" la basilica destinata ad essi.

• Il battesimo del santo, nell’ultima formella in basso a destra Dopo cinque anni di magistratura a Sirmio, nel 370 fu incaricato di governare la Liguria, e poi anche l'Emilia e, infine, giunse a Milano come governatore dell'Italia settentrionale. La sua abilità di funzionario adattissima per dirimere pacificamente i forti contrasti tra ariani e cattolici gli procurò un grande apprezzamento da parte di entrambe le parti in lotta. Nel 374, alla morte del vescovo ariano Aussenzio di Milano, Ambrogio fu acclamato vescovo a furor di popolo, anche se non aveva ancora ricevuto il battesimo e fosse riluttante ad accettare la carica. Dopo la conferma della carica da parte dell'imperatore Flavio Valentiniano, nel giro di una settimana Ambrogio fu battezzato e ricevette il cappello episcopale. Una formella rappresenta anche sant’Agostino battezzato
                                            
• La morte di Ambrogio: un angelo o secondo alcuni, Gesù Cristo in persona, fa visita al santo in fin di vita.
                                                                                          
Per finire il racconto delle avventure leggendarie e dei miracoli compiuti dal santo, davanti alla basilica di Sant'Ambrogio a Milano è presente una colonna, comunemente chiamata dagli abitanti locali, “colonna del diavolo". Si tratta di una colonna appartenente all’epoca romana, qui trasportata da un altro luogo a noi sconosciuto, che presenta due fori, oggetto di una leggenda secondo la quale la colonna fu testimone di una lotta tra Sant'Ambrogio ed il demonio. Il maligno cercando di trafiggere il santo con le corna finì invece per conficcarle nella colonna. Dopo aver tentato a lungo di divincolarsi, il demonio riuscì a liberarsi e, spaventato, fuggì. La tradizione popolare vuole che i fori odorino di zolfo e che appoggiando l'orecchio alla pietra si possano sentire i suoni dell'inferno. In realtà questa colonna veniva usata per l'incoronazione degli imperatori germanici.

Inoltre è necessario notare la presenza all'interno delle formelle di elementi appartenenti alla quotidianità del Santo, come le sue ciabattine posizionate sotto la sua branda nella scena della morte. Infine, all'interno di ogni formella compare inoltre una didascalia in latino che racconta brevemente cosa sta avvenendo nella scena, e ciò è resa inevitabile dalla mancanza di quei particolari che permettono l’immediata identificazione della scena in cui viene coinvolto il santo.

Lati minori:
I due lati minori presentano una losanga e triangoli, con al centro una grande croce gemmata, circondata da raffigurazioni di angeli in adorazione e alcuni santi in preghiera, alle sommità dei bracci e della losanga entro clipei, mentre nei quattro riquadri a fianco della croce sono in posizione prosternata.

 

L. Cenni (alunno del Liceo Classico Monti, Cesena)


Bibliografia

Gricco, F. Di Teodoro Itinerario nell’arte, vol. 2. Zanichelli editore, 2006
Enciclopedia Encarta® 2006
Enciclopedia Finson® 2006
Enciclopedia multimediale Wikipedia® 2009
Enciclopedia Wikipedia-exa® 2007-2008
Enciclopedia Treccani® multimediale 2009
Enciclopedia Sapere® multimediale 2009 

 

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Stile:Arte Carolingia.

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Vuolvinio, Altare di sant’Ambrogio. Frontone posteriore. La finestra con i medaglioni e la firma di Volvinio.


Vuolvinio, Altare di sant’Ambrogio. Frontone posteriore; le storie di Sant'Ambrogio.


Vuolvinio, Altare di sant’Ambrogio. Frontone posteriore; le storie di Sant'Ambrogio.


Vuolvinio, Altare di sant’Ambrogio. Frontone posteriore. Particolare della cavalcata o il richiamo a Milano.


Vuolvinio, Altare di sant’Ambrogio. Frontone posteriore. Particolare del battesimo del santo.


Vuolvinio, Altare di sant’Ambrogio. Frontone posteriore. Particolare della morte del santo.



 

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