Van Gogh


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Il falsario di Van Gogh

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Lo studioso italiano Antonio De Robertis smaschera un falsario sconosciuto di Van Gogh.

Risulterebbe uno dei primi proprietari di tre opere nel catalogo generale De La Faille nn.228, 279, 513, ritenuti fortemente sospetti, appartenenti ora rispettivamente a tre fra i principali musei del mondo: National Galerie di Berlino, Wadsworth Atheneum di Hartford, Kroller-Muller di Otterlo.

Si tratta di uno strano quanto singolare personaggio olandese, Leo Nardus (1868-1955), olimpionico di scherma nel 1912, campione internazionale di scacchi, pittore orientalista, dalla vita avventurosa e lussuosa, che abitò in due residenze principesche, prima in un castello a Suresnes in Francia, poi in Tunisia in una splendida villa a La Marsa alle porte di Tunisi, dove morì nel 1955.

Genero del mercante di articoli d’arte Bourgeois (presso cui si riforniva anche Van Gogh), con suo figlio Stephen poi aveva aperto gallerie a Parigi e a New York, dove si distinse per i suoi modi convincenti e garbati nel mercato d’arte americano.
Tra l’ultima decade dell ‘800 e la prima del ‘900 avrebbe venduto al collezionista americano Widener e ad altri di Filadelfia ben 93 opere perlopiù fatte passare come capolavori del Rinascimento italiano e olandese, ma poi risultate per la maggior parte false.
La storia rimase segreta, per volontà dei truffati, fino a pochi anni fa, quando saltò fuori dagli archivi della corrispondenza degli interessati, come risulta da un’inchiesta di Jonathan Lopez dal titolo “Gross false pretences': the misdeeds of art dealer Leo Nardus” pubblicata dalla rivista d’arte inglese Apollo nel dicembre 2007.
Ma non si sapeva finora che avesse sistematicamente commercializzato anche opere di Van Gogh. De Robertis, seguendone le tracce sul catalogo generale De La Faille e incrociando le provenienze delle tre opere, catalogate sotto i nn.228 (Moulin de la Gallette), 279 (Natura morta-vaso con papaveri), 513 (Frutteto in fiore) ha riscontrato alcune stranezze tipiche dei falsari. Per esempio tutte e tre insieme vengono presentate per essere vendute alla casa d’aste Frederick Muller ad Amsterdam nel 1917, nn.di catalogo 36-37-38 da un suo prestanome, fattosi passare come Mister.X (risultato poi essere il pittore M. H.Souget di Bussum) e subito da lui riacquistate, secondo una prassi di riciclaggio e legittimazione di opere contraffatte molto usata dai falsari.

Questi dipinti (F228 è una terza copia, F279 è un buon dipinto ma di errata attribuzione, F513 è una copia) risultano già segnalati con problemi di autenticità, come ha già evidenziato, dopo Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt insieme e Mark Roskill, anche Martin Bailey, prima in un famoso saggio su 45 presunti falsi, apparso su The art news paper nel luglio 1997 poi in un articolo apparso sulla rivista d'arte inglese Apollo nel gennaio 2005, in cui elenca 37 probabili falsi. Venivano prudentemente definite come opere solo probabilmente non autografe e nessuno però finora, prima di Antonio De Robertis, le aveva messe in relazione fra loro e come provenienti tutte e tre da Leo Nardus.

Esiste anche un inquietante collegamento tra Leo Nardus e il quadro del Mulino Blute Fin ritrovato di recente a Zwolle e autenticato dal museo Van Gogh, nonostante presenti a detta di De Robertis incongruenze inusuali per Van Gogh, tre fra tutte:

1) le figure troppo invadenti,

2) due tronchi che sorgono contro natura da un tetto,

3) la prospettiva errata lungo il parapetto destro dello scalone.

Il disegno F1396a omologo da cui deriva il dipinto era esposto in una mostra tenutasi ad Amsterdam presso la galleria J.H.de Bois, (proprietaria all’epoca sia del disegno che del dipinto F271 omologhi) dal 5 aprile al 31 maggio 1917. In quei giorni Leo Nardus si trovava anch’egli ad Amsterdam per vendere in un’asta da F. Muller la sua collezione privata a favore della Crocerossa (?!) il 5 giugno e i tre suoi dipinti di Van Gogh il 19 giugno, quadri tutti e tre sospetti. Abitando in Olanda (dal 1915 al 1920) non è improbabile che egli frequentasse anche la galleria J.H. de Bois, dove avrebbe potuto prendere visione o avere una foto sia del dipinto F271 che del disegno F1396a, serviti per fare il quadro ritrovato a Zwolle.

Altro fatto inquietante: Leo Nardus si era fatto le ossa in gioventù come collaboratore di Theo Van Wijngaarden famoso restauratore-falsario operante ad Amsterdam, il quale a sua volta aveva trasmesso i suoi trucchi a Van Meegeren, diventato poi il più noto falsario del ‘900, per aver costruito parecchi Vermeer fasulli. Ebbene, uno di questi Vermeer fu incautamente acquistato nel 1938 da Dirk Hannema, allora direttore del museo Boijmans-Van Beuningen di Rotterdam e risultato ora proprietario del Van Gogh (per De Robertis sospetto) ritrovato a Zwolle.
Per quel dannato Vermeer Hannema si giocò la reputazione.

A. De Robertis

 

Approfondimenti:A. De Robertis, Van Gogh, falsario, pittura, mercato dell'arte, .

Stile:Postimpressionismo.

 



Per informazioni su questi dipinti clicca qui.

 


F228 (Leo Nardus) terza copia,ora alla National-galerie di Berlino


F227,ora al Rijksmuseum Kroller-Muller di Otterlo,Olanda


F226 ora in collezione privata-Svizzera


F513(Leo Nardus) copia di F554,ora al Rijksmuseum Kroller-Muller di Otterlo,Olanda (Dietro questo dipinto ci sono due etichette della galleria Stephen. Bourgeois,2 Lincoln St.N.Y).


F554 in collezione privata –Usa


F279(Leo Nardus) errata attribuzione,ora al Wadsworth Atheneum di Hartford-Connecticut


Strada in salita con figura maschile, mulino 1886-87, distrutto da un incendio nel 1967


Disegno a penna e pastello nero. 1886-87. Proprietà Hudson


Mulino Le-Blute Findella prospettiva . Zwelle, Museo Fundatie olio 1886


Dett. della Strada in salita con figura maschile



 

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